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Chi è Liam Rosenior: eccentricità colta e team building. Psicologo più che stratega

Alla scoperta di Liam Rosenior, tecnico del Chelsea. Il club londinese ha deciso di puntare su questo giovane allenatore che ha preso il posto di Enzo Maresca.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

27/01/2026 20:50 - Coppe
Chi è Liam Rosenior: eccentricità colta e team building. Psicologo più che stratega

Se nel calcio contemporaneo, sempre più filtrato da storytelling social e diplomazia di circostanza, esiste ancora una forma di realismo non mediato, allora vale la pena ascoltare chi continua a procedere per la propria strada. Una strada che, incidentalmente, oggi sembra poter portare fino a Stamford Bridge sulla panchina londinese del Chelsea Campione del Mondo di Enzo Maresca, passaggio delicato e anche per molti versi rischioso per un giovane tecnico che tutto sommato non vanta né “gavetta” né numeri di livello.


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Alla scoperta di Liam Rosenior

42 anni, una media punti non eccezionale – 1,61 di media a partita -, Liam Rosenior è una figura che sfugge alle etichette facili. Non è l’ex campione che vive di rendita sul passato, né il giovane allenatore costruito a tavolino dal marketing. La sua traiettoria racconta piuttosto di un uomo di calcio che ha imparato presto il valore della transizione: tra campo e panchina, tra leadership silenziosa e responsabilità pubblica, tra pragmatismo inglese e apertura moderna.


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scheda liam rosenior

DA CALCIATORE A ALLENATORE

Da calciatore è stato soprattutto un difensore affidabile, uno di quelli che raramente finiscono nei titoli ma che gli allenatori vogliono sempre avere nello spogliatoio. Terzino o centrale, Rosenior ha incarnato l’idea del professionista serio, capace di adattarsi ai contesti e di leggere il gioco più che dominarlo fisicamente. È proprio lì che nasce il suo futuro da tecnico: nell’osservazione, nel posizionamento, nella comprensione delle dinamiche collettive. Il passaggio in panchina, all’età di 38 anni, è stato rapido ma non improvvisato. Fino al 2018 era stato un difensore onesto del calcio inglese, con qualche stagione di Premier tra Fulham e Hull City. Proprio Hull, dopo l’esperienza da vice di Wayne Rooney al Derby County, è stata la sua rampa di lancio in Championship, al punto che nel 2024 arriva la chiamata dello Strasburgo: al primo tentativo centra una storica qualificazione europea e apre il 2025/26 schierando la prima formazione di sempre composta esclusivamente da giocatori nati dal 2000 in poi. Fin dal principio della sua carriera da allenatore, ha mostrato una qualità non scontata: la chiarezza comunicativa. Parla come pensa, senza slogan, con un linguaggio diretto che riflette una visione del calcio ordinata ma non rigida. Le sue squadre cercano struttura, ma non rinunciano all’iniziativa; vogliono il pallone, ma sanno convivere con le fasi di sofferenza. È un equilibrio che tradisce una mentalità più continentale che britannica, pur restando profondamente ancorata alla cultura del lavoro inglese.

Dal punto di vista umano, Rosenior emerge per compostezza. Non è un allenatore sopra le righe, non vive di conflitto mediatico. Preferisce costruire credibilità interna prima che consenso esterno. In un’epoca di panchine sempre più esposte e isteriche, questa sobrietà diventa quasi una presa di posizione politica. La sensazione che se ne ricava è quella di un tecnico in crescita, che non promette rivoluzioni ma evoluzioni costanti. Un allenatore che sembra sapere esattamente chi è e, soprattutto, chi non vuole essere. Nel calcio moderno, dove l’identità è spesso urlata prima di essere dimostrata, Liam Rosenior sceglie la strada più lenta e forse più solida: lasciare che a parlare sia il lavoro.

IL CHELSEA, LA GRANDE OCCASIONE

Il suo esordio sulla panchina del Chelsea è stato con una vittoria netta per 5-1 in FA Cup, che ne ha segnato il miglior inizio alla guida dei Blues da quando proprio Antonio Conte fece lo stesso nel 2016. Un gran biglietto da visita! Eppure, social e tifosi si sono divertiti a condividere vecchi dettagli delle sue interviste e delle sue idee sul modo di gestire il gruppo. Secondo alcune fonti, Rosenior ha provato a organizzare attività di team-building fuori dal comune, come piccoli contest di costruzione con i Lego per stimolare spirito di squadra e creatività. Questo è diventato un tema di meme online, con molti che lo paragonano – con ironia – a David Brent (il personaggio di The Office) per il suo approccio “non convenzionale” e auto-ironico. Proprio a causa di quelle idee e del suo modo di essere diretto e spontaneo, Rosenior ha detto in conferenza stampa che non ha paura di fare la figura dello scemo pur di costruire un buon rapporto con i giocatori. Ha detto apertamente che è disposto a perdere un po’ di “aura da allenatore rigido” pur di creare empatia e un ambiente positivo. Molti giocatori e addetti ai lavori sottolineano che Rosenior non è il tipico allenatore che urla solo a riflettori accesi: per lui, ascoltare e capire il calciatore come persona conta tanto quanto la tattica. Anche ex compagni di squadra e suoi giocatori ricordano con il sorriso come talvolta parli più di psicologia che di schemi, roba da spogliatoio vera, con battute, sfottò scherzosi e richiami sinceri. Questo lato umano, pur essendo serio, si presta spesso a momenti comici nei media e tra i fan, specie quando racconta storie di giocatori o situazioni buffe in conferenza. Liam Rosenior non ha mai fatto mistero della sua visione, spiegando, senza giri di parole, al “Times”, come, da allenatore, non abbia nessun controllo e come Il controllo ce l’abbiano i giocatori. Se li tratti male, chiamano l’agente, l’agente chiama il club e per te è finita. Finisci per perdere lo spogliatoio. Ma che, se ti prendi cura delle persone, loro si prenderanno cura di te. È questa la filosofia su cui Rosenior ha costruito il suo lavoro. Ed è per questo, sostiene, che i giocatori credono nel progetto. Un progetto che ha avuto come laboratorio lo Strasburgo, ma si è spostato verso Londra dopo l’addio di Enzo Maresca. 

METODI NON CONVENZIONALI

Con i suoi metodi e la sua eccentricità colta, si è fatto apprezzare davvero. All’inizio i giocatori lo prendevano per matto: nessuna regola appesa fuori dallo spogliatoio, nessun decalogo comportamentale. Invece di imporre, ha scelto di responsabilizzare. Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti: il suo è stato uno Strasburgo giovane, intrigante, tra le realtà più interessanti di Ligue 1 e Conference League, nonché la squadra con l’undici titolare mediamente più giovane. Rosenior, a dispetto della giovane età, il mestiere se l’è costruito studiando, prendendo appunti, accumulando conoscenza. Talmente tanta da condensarla – si fa per dire – in una presentazione PowerPoint da 450 pagine. Anche l’aspetto racconta qualcosa del personaggio: faccia pulita, occhiali da nerd, approccio basato su empatia e psicologia prima ancora che su lavagne tattiche. Un bagaglio intellettuale notevole, che va ben oltre il campo ed arriva addirittura fino alle colonne del Guardian, non esattamente l’ultimo dei tabloid. E sì, perché Liam è stato anche un editorialista sportivo, autore di pezzi a forte contenuto sociale, come la lettera aperta a Donald Trump, pubblicata nel 2020 all’indomani della morte di George Floyd e dell’esplosione del movimento Black Lives Matter.

Quanti ex calciatori riescono a reinventarsi con la penna, invece che con la presenza fissa in TV? Anche per questo Liam Rosenior va considerato un profilo tutt’altro che banale. Forse non abbastanza per giustificare il salto immediato verso un top club come il Chelsea, se ci si limita ai numeri, ma siamo a gennaio, Rosenior conosce l’ambiente, la rosa dei Blues è giovane e in parte costruita proprio pescando in Alsazia, presso quella che a tutti gli effetti viene considerata una succursale dei Blues, lo Strasburgo. Per la società è stata una scelta pragmatica, quasi low-cost, per lui, la grande occasione. Se dovesse funzionare, prepariamoci all’eventualità della nascita di una nuova tipologia di approccio e anche, perché no, ad una formazione ricca di slide, forse anche a Coverciano.


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Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
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