Pio Esposito, da promessa a fenomeno? Il vero paradosso che lo circonda
Francesco Pio Esposito è considerato la nuova promessa del calcio italiano, ma sta vivendo un paradosso.

Il calcio italiano sta attraversando una fase di crisi profonda, in cui il made in Italy fatica a emergere. Le cause di questa situazione possono essere ricondotte a due fattori principali: da un lato la presenza sempre più massiccia di calciatori stranieri, dall'altro una qualità generale che sembra essersi affievolita, tanto da non essere più premiata come un tempo.
Ma esiste anche una terza motivazione, forse la più incisiva: la mancanza di coraggio da parte degli allenatori, spesso restii ad affidarsi ai giovani dei settori giovanili, preferendo invece l'esperienza alla freschezza. Così, basta che un ragazzo italiano collezioni due o tre presenze consecutive in Serie A perché l'entusiasmo mediatico si accenda all'improvviso. È un errore: quei giovani dovrebbero essere lasciati liberi di crescere, di sbagliare, di costruirsi passo dopo passo senza essere travolti da aspettative eccessive.
È ciò che sta accadendo al giovanissimo Francesco Pio Esposito. Sono bastate due partite da titolare perché venisse elevato al rango di "fenomeno", trasformandosi in pochi giorni da promessa in predestinato. È il paradosso dei nostri tempi: proprio perché i giovani italiani in campo sono pochi, ogni loro prestazione finisce per essere amplificata oltre misura. Un atteggiamento che rischia di fare più male che bene, perché la pressione diventa insostenibile e il percorso di crescita naturale viene distorto.
Non sorprende, quindi, che la stessa Inter sia intervenuta per difendere il proprio talento da un'attenzione mediatica eccessiva, chiedendo equilibrio e pazienza. Intanto, lo spazio dedicato a Pio Esposito sui giornali rischia di oscurare altri prospetti di grande prospettiva, come Francesco Camarda, in un continuo gioco di esaltazioni e dimenticanze.
Il calcio italiano, se vuole davvero rinascere, deve ritrovare la capacità di coltivare, non consumare i propri giovani.
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