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Toni Servillo: "Sono nato ad Afragola. C'era il matriarcato, gli uomini..."

Toni Servillo, noto attore e regista, si è raccontato in una bella intervista rilasciata ai microfoni del quotidiano Il Mattino.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

21/12/2024 12:18 - Interviste
Toni Servillo: Sono nato ad Afragola. C'era il matriarcato, gli uomini...
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Il noto attore e regista Toni Servillo si è raccontato in una intervista al quotidiano Il Mattino: "Sono nato ad Afragola, un avamposto essenzialmente agricolo, nel 1959. Sul terreno, un dopoguerra severo, aveva lasciato miseria e racconti terribili. Le persone si erano ribellate. Avevano sofferto. Avevano lottato. Una zia, al tempo in cui le truppe coloniali francesi reclutate ad Algeri da De Gaulle risalivano l’Italia terrorizzando le giovani donne, a un soldato aveva staccato l’orecchio a morsi mettendolo in fuga".

Che donne erano quelle della sua famiglia? "Se penso alla mia infanzia ad Afragola penso a un’atmosfera profondamente matriarcale. Oggi se ne parla tanto, ma a quell’epoca il matriarcato era realtà. Le donne decidevano tutto. Erano più forti, più intraprendenti, più coraggiose. Mia madre, per dire, era cresciuta da sola con quattro sorelle. Se le donne avevano una relazione con la vita calda e concreta, gli uomini, sconvolti dalla guerra, spaventati dalla realtà e alla ricerca di un riparo erano in fuga. A distrarsi con le luci dello spettacolo. La generazione di mio padre, sul palcoscenico, ha visto darsi il cambio grandissimi attori, non solo e non soltanto Eduardo. Ha visto il grande cinema americano. Ha visto un altro mondo. Il mondo della rappresentazione, delle favole, del sogno". 


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Come definirebbe la recitazione? "Non è semplice. Mi verrebbe facile dire, ma non è che ci creda poi veramente fino in fondo, che alcune volte, all’interno di una recita, attore e spettatore possano avere l’illusione di esistere. È una sensazione magica che ho provato in entrambi le vesti anche per un solo istante, per un solo momento. D’altra parte, Ronconi, che era solito mettere in scena spettacoli fluviali, diceva che si poteva uscire dalla sala, prendere una boccata d’aria e tornare senza aver perso nulla dell’esperienza teatrale. In fondo quando andiamo in un museo non capita la stessa cosa? Guardiamo un’opera e ne cogliamo un particolare che ci torna alla mente quando meno ce lo aspettiamo. Si tratta di una reazione, biologica e fisica, di un grido che risponde a un altro grido, di una scossa vitale di grande fascino che in teatro come di fronte a qualsiasi arte può verificarsi, manifestarti, rapirti". 


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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