Sorensen: "Quello spogliatoio della Juventus fu uno shock, mi ricordo cosa faceva Pirlo"
Frederik Sorensen, attuale difensore dell'Union Brescia, e ha raccontato la sua esperienza giovanissima alla Juventus.

Arrivò giovanissimo alla Juventus ed esordì a 18 anni nella squadra bianconera di Luigi Del Neri nella stagione 2010-11. Nell'annata successiva, con Antonio Conte in panchina, non collezionò neanche una presenza in campionato - soltanto una in Coppa Italia - e fu ceduto a gennaio.
Juventus, il ricordo di Sorensen
Frederik Sorensen, ora all'Union Brescia, ha rilasciato un'intervista a Fanpage.it e ha raccontato come ha vissuto la sua esperienza alla Vecchia Signora: "La gente pensa quella del calciatore sia una vita da sogno, ma non sempre è così? Ovviamente siamo dei privilegiati, perché facciamo della nostra passione una professione, ma arrivare a giocare in Serie A, B o anche C non è semplice. Dietro ci sono tanti sacrifici, che spesso la gente non vede. Io, ad esempio, ho lasciato casa che ero giovanissimo, per andare in un altro Paese, pur di provare a coronare il mio sogno".
Ha, poi, evidenziato: "Quando la Juve ha detto che mi vuole è stato uno shock? Non lo chiamerei shock. Direi piuttosto una soddisfazione, quello sì. Mi aveva notato Paratici quando ancora era alla Sampdoria, poi lui andò a Torino e allora capitò l’occasione della Juve. Dovevo fare la stagione in Primavera, invece dopo pochi mesi mi sono ritrovato in prima squadra. L’impatto maggiore è stato ritrovarsi nello spogliatoio con campioni come Buffon e Del Piero e dover marcare gente come Totti e Eto’o. Quello sì che è stato uno shock (ride; ndr)".
"Che ricordi ho di Conte? Era già l’Antonio Conte di oggi, me ne rendo conto dalle dichiarazioni dei suoi giocatori. Quando leggo cosa dicono di lui, rivedo quello che rappresentava per noi già quindici anni fa. Quando sento dire che ti entra nella testa è proprio così. Lui ha il fuoco dentro. Quando sento i racconti degli allenamenti durissimi, ricordo quello che abbiamo vissuto noi. Io ho retto, ma ho visto compagni accasciarsi sfiniti. Mi ricordo quello che ha detto il primo giorno di ritiro: “Bisogna sudarsi questa maglia”. Ed era proprio così (sorride, ndr)”.
Il ricordo su Pirlo
"Chi era il più leader? Per me, il più carismatico in assoluto, non l’hai nominato. Per me Pirlo in quegli anni era semplicemente “ingiocabile”. Giocarci insieme era un qualcosa di eccezionale. Parlava poco, ma faceva parlare il pallone. Ricordo come si arrabbiasse quando, anche se marcato da tre giocatori, non gli davi la palla. “Tu dammela e non ti preoccupare – ti diceva – poi ci penso io”. Ed era davvero così".
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