Vergara: "Gol al Chelsea inutile, lo cambierei con la qualificazione. Giocare a Napoli da napoletano è facile"
Antonio Vergara, talentuoso jolly offensivo del Napoli di Antonio Conte, ha fatto il punto sul suo magic moment in maglia azzurra.

Antonio Vergara, calciatore della squadra di Antonio Conte, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni dei canali ufficiali della SSC Napoli, durante il primo episodio del nuovo format "Small Talk". Il talentuoso jolly offensivo di Frattaminore ha raccontato il periodo felice che sta vivendo.
Le dichiarazioni di Antonio Vergara
Dopo aver rivisto su un tablet i gol fatti al Chelsea (in Champions League) e alla Fiorentina (in Serie A), Vergara ha spiegato: "Ho visto Olivera andare in pressione forte, aggressivo e ho visto la palla venire verso di me. Mi giro con la testa e non vedo nessuna pressione, quindi oriento il controllo in avanti. Vedo l'arrivo del difensore in scivolata, quindi me la allungo un po', me la sposto e mi metto tra la palla e il difensore col corpo: è la mia azione naturale, quel movimento in caduta per prendere il tempo al portiere. È stato questo, più o meno, il gol (al Chelsea, ndr)".
Poi Vergara ha aggiunto: "Appena ho calciato, si vede che mi giro, non mi ero accorto che fosse entrata. Dopo ho sentito tutto lo stadio esultare e così sono andato ad esultare pure io. La mia faccia era incredula perché non pensavo avessi fatto quell'azione, colpa dell'emozione. Sono andato ad esultare con la Curva: è stato emozionante proprio per l'importanza del gol che ha dato una speranza di qualificazione a tutti".
Poi sul gol alla Fiorentina: "In questa partita sono andato spesso sotto, giravo intorno e appena ho visto la palla lunga che mi passava la testa, ho capito che c'era Rasmus (Hojlund, ndr). Ho visto Brescianini che voleva andare in anticipo, quindi mi sono girato intorno. Poi ho visto Hojlund che l'ha fatta scorrere. Ho detto: "No, la vado a prendere subito". Infatti ho accelerato e me la sono allungata il giusto per fare in modo che il portiere non potesse uscire e il difensore non mi prendesse. Quindi lì l'ho piazzata, perché Elvis (Abbruscato, collaboratore tecnico del Napoli, ndr) continua a dire sempre: "Piazzala, non tirare forte, piazzala". E l'ho piazzata. La differenza è che il primo gol, quello al Chelsea, è stato inutile. Ci ha dato speranze in quel momento, ma alla fine il risultato è inutile. Non conta segnare, non conta fare assist. Per me l'importante è vincere. Sono molto più contento di esultare dopo con tutti quanti nello spogliato, che esultare per il mio gol se poi non è servito a nulla. Se potessi cambiare il mio gol con la qualificazione in Champions, lo farei, proprio perché ho sempre sognato di giocare in una competizione del genere".
Infine ha aggiunto e concluso: "Non sono d'accordo con la frase "essere napoletano e giocare a Napoli è la cosa più difficile che ci sia". Giocare a Napoli con la tua maglia D1OS è la cosa più facile che ci sia. Quando metti la maglia, non metti una maglia di una squadra. È come se rappresentassi ogni piccolo bambino che vedi fuori lo stadio, ogni piccolo bambino che si va ad allenare al campo e dice "il mio sogno è giocare nel Napoli". Quindi non penso sia una cosa difficile. Certo, sicuramente giocare al Maradona con la gente che ti supporta ti rende tutto molto più facile. E il fare tutto questo non comporta che non arriveranno delle critiche. Arriverà il momento no, arriverà la partita sbagliata, arriveranno le critiche, però non conta perché per me anche quando tu vai a giocare e fai la giocata bella non contano le parole: conta vedere l'espressione della gente, l'emozione del pubblico. Quando stai sul pullman e passi vicino allo stadio e vedi tanti ragazzi con gli occhi dei desideri, vedere come se avessero visto, non lo so, il sogno di una vita passargli avanti, quello ripaga molto di più delle parole".
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