Scopriamo la Roma, Gasperini "clona" l'Atalanta. Come giocano i giallorossi
Alla scoperta della Roma di Gian Piero Gasperini, come gioca la squadra giallorossa che affronterà il Napoli allo stadio Olimpico.

La Roma capolista è soprattutto frutto del lavoro di Giampiero Gasperini, forse poco accreditato alla vigilia della stagione, non tanto per il suo valore di tecnico di livello, ma per non aver mai potuto affermarsi in una grande piazza calcistica. Roma lo è, ma è anche una delle piazze più difficilmente gestibili, ovviamente calcisticamente parlando. Il lavoro di Claudio Ranieri che ha portato i capitolini ad essere la migliore squadra per rendimento dell’anno solare, è proseguito con quello di direttore dell’area tecnica dei giallorossi e nell’opera da garante e gestore degli umori della piazza a beneficio del nuovo tecnico, il quale non sta facendo altro che clonare la sua vecchia Atalanta, vediamo come.
Scopriamo la Roma di Gasperini
Alla base del gioco del tecnico giallorosso, è risaputo, c’è una straordinaria e quasi maniacale attenzione per la preparazione atletica dei calciatori. In questo Gasp può essere ritenuto un maestro. Per il tipo di gioco che ama praticare con le sue squadre, questa costituisce una “condicio sine qua non”. Con il suo collaudato staff, Gasperini è riuscito nell’intento di tirare a lucido uno come Dybala, la cui cagionevole costituzione fisica ne ha precluso una carriera ben più luminosa. L’idea del nuovo tecnico è stata rivoluzionaria, pur nella sua semplicità: clonare la sua vecchia Atalanta, avendo calciatori che bene o male possono essere sovrapponibili, in quanto a caratteristiche, sia pure nelle diversità che ovviamente possono caratterizzarli.

Svilar tra i pali non ha certo nulla da invidiare a Carnesecchi, essendo abilissimo tra i pali e nel gioco con i piedi. Nella difesa a tre ecco Hermoso a fare il Djimsiti, Mancini a fare l’Hien e Ndicka surrogato di Kolasinac. A destra Celik o Rensch controfigura di Zappacosta e a sinistra Wesley, autentica ira di Dio, a replicare Ruggeri, con in mediana Cristante a fare il De Roon e Manu Konè a fare l’Ederson. In avanti, così come quando era in emergenza all’Atalanta senza punte di ruolo o anche per scelta proprio per esempio nella gara di andata dello scorso anno al Maradona vinta per tre reti a zero, ecco tre interpreti capaci di interscambiarsi e di alternarsi nel ruolo di “falso nueve”. Pellegrini o El Shaarawy controfigure di Lookman, Dybala come Pasalic, e Soulè come De Ketelaere. Insomma, con il nuovo materiale a disposizione, Gasp non ha fatto altro che trapiantare pressing forte e alto, aggressività e esuberanza atletica, difesa alta e, quando possibile, verticalizzazioni immediate, su una struttura le cui basi erano state solidamente poggiate dal Ranieri-pensiero. Il tutto avendo in campo due suoi vecchi allievi come Cristante e Mancini, veri e propri allenatori in campo.
IL RUOLO CHIAVE DEI WING-BACK NEL SISTEMA DI GASP
Nel modulo tipico di Gasperini 3-4-2-1 o varianti simili, i wing-back non sono semplici terzini, ma vere e proprie “ali tornanti”. Nella fattispecie, Rensch,Wesley e Celik a destra e Angelino e Tsimikas a sinistra, quando la squadra costruisce l’azione, spingono molto avanti sulle fasce per dare ampiezza, creare linee laterali e rendere pericolosa l’occupazione delle corsie esterne, riuscendo così ad allargare le difese avversarie, creare spazi centrali, e dare opzioni di passaggio ai centrocampisti e agli attaccanti. I wing-back, insieme ad altri giocatori (centrocampisti, punte, esterni offensivi), costruiscono triangoli sul lato: passaggi corti, sovrapposizioni, attacchi alla profondità. Questo dinamismo è fondamentale per sfondare difese chiuse e sfruttare spazi tra centro e difesa. In altre parole, i wing-back consentono alla Roma di trasformare la fascia laterale in una “autostrada” offensiva — con continui cambi di gioco e movimenti sincronizzati. Inoltre, nelle transizioni, quando la squadra riconquista palla o recupera in pressione, i wing-back sono ideali per scattare in profondità, ricevere palla e attaccare la difesa avversaria con velocità e ampiezza. Questo significa attacchi rapidi, contropiedi e pericolosità sulle fasce: elementi che caratterizzano molto lo stile “verticale-dinamico” di Gasperini. Nella transizione negativa i wing-back tornano rapidamente a coprire le corsie laterali: aiutano i tre centrali e garantiscono una copertura larga, fondamentale in un sistema con tre difensori centrali. Inoltre, questa struttura consente di avere superiorità numerica difensiva quando l’avversario attacca sulle fasce, e allo stesso tempo lascia liberi i centrocampisti centrali per pressare o agire nel cuore del campo. Bisogna sottolineare però che nei sistemi di Gasperini la posizione non è mai rigida: i wing-back devono saper attaccare, difendere, partecipare alla costruzione e muoversi in funzione della partita. Questo significa che la riuscita del meccanismo collettivo — pressing, transizioni, costruzione dal basso, attacco sugli esterni — dipende molto dalla loro efficacia individuale. Se i wing-back non coprono bene o non spingono, rischi di perdere ampiezza, copertura difensiva e pericolosità offensiva.
PERCHE’ SONO L’AGO DELLA BILANCIA PER LA ROMA DI OGGI
Quando c’è continuità e qualità sugli esterni — cioè wing-back bravi tecnicamente, atleticamente e tatticamente — la Roma può diventare molto pericolosa: ampia, imprevedibile, capace di creare sovrapposizioni, cross, attacchi laterali e profondità.
Al contrario, senza esterni affidabili, la squadra perde un pezzo fondamentale: il gioco rischia di diventare più prevedibile, centralizzato e meno fluido. In questo caso, l’efficacia del sistema di Gasperini cala sensibilmente. Dato che la rosa giallorossa ha avuto in passato problemi sulle fasce (difensori/terzini poco stabili, adattamenti forzati), la fiducia nello schierare veri wing-back moderni rappresenta una vera rivoluzione tattica e un investimento importante sulle “ali” della squadra.
I NUMERI DEL PRIMATO
La leadership dei capitolini in classifica non è certo casuale e trova conferma in alcune metriche da primato. In primis i giallorossi possono vantare il secondo miglior PPDA, con un valore di 7,84, secondo soltanto a quello del Como (6,56). A testimonianza della intenzione di pressare in maniera immediata e continua gli avversari per il recupero del possesso. L’undici giallorosso vanta poi il miglior rendimento esterno, con 15 punti realizzati in sei gare esterne, frutto di 5 vittorie e una sola sconfitta. La Roma può vantare anche il secondo miglior FIELD TILT - possesso nell’ultimo terzo di campo - con una percentuale del 66,47%, dopo l’Inter (67,04%). Infine, Svilar figura al quinto posto tra i portieri che nei top cinque campionati europei vantano il miglior indice PSxG+/-GA con +0,37. Questo indice, calcolato come differenza tra gli expected goals subiti dopo il tiro e le reti realmente subite, è in grado di certificare il valore aggiunto che un portiere riesce a dare alla propria squadra in termini di reti in più subite (valore negativo corrispondente a una sotto-performance) o in meno (valore positivo corrispondente a una sovra-performance).

PUNTI DI FORZA
Ottimo pressing in fase di costruzione avversaria, costringendo al lancio lungo dove i difensori sono abili nel gioco aereo.
Esterni che riescono a coprire tutta la fascia, offrendo sempre supporto in entrambe le fasi.
Ottima ricerca del gioco sulle corsie laterali, che vengono sfruttate per creare le occasioni grazie alle combinazioni e agli attacchi nello spazio.
Molti effettivi che accompagnano l’azione d’attacco, fornendo più soluzioni offensive.

PUNTI DI DEBOLEZZA
Gioco difensivo che essendo basato su duelli individuali, nel caso questi vengono persi mettono in difficoltà la squadra.
Le marcature a uomo e l’atteggiamento offensivo possono risultare dannosi se viene superata la prima linea di pressione, con gli avversari che possono sfruttare lo spazio creatosi con un lancio o con gli inserimenti.
Stile di gioco molto esigente che richiede una grande condizione atletica.
LA CHIAVE
Date le caratteristiche dei difensori della Roma e la grande aggressività che Gasp vuole da parte dei suoi centrali difensivi nel corpo a corpo con gli attaccanti, specie il centravanti, ecco che affrontare i giallorossi con l’idea di non dare loro punti di riferimento, né quindi corpi sui quali appoggiarsi per fare il gioco fisico tanto prediletto, potrebbe rappresentare una mossa vincente. Schierare una batteria di folletti dai movimenti randomici come Neres, Lang e Politano, potrebbe disorientare gli avversari e metterli in non poche difficoltà a causa del punto di riferimento da seguire. In chiave difensiva poi, il piano deve essere quello di bloccare il gioco laterale della Roma, specie nel suo sviluppo da parte di Wesley, autentica ala aggiunta.

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