Conte ha tantissimi pregi, ma c'è un errore che non ammetterà (forse) mai
Il Napoli arriva al bivio della stagione con una rosa rimaneggiata, ma nessuno sa le reali conseguenze di questo "dramma" sportivo.

Siamo arrivati a un bivio della stagione e il Napoli, oggi, appare sempre più distante dalla lotta Scudetto. Una distanza che non nasce soltanto dal risultato dello Stadium - il 3-0 contro la Juventus è stato pesante - ma da una condizione generale che non può più essere ignorata. Gli azzurri si sono presentati a Torino con una rosa profondamente rimaneggiata dagli infortuni e, in queste condizioni, un calo netto era quasi fisiologico.
Eppure, fermarsi alla contingenza sarebbe riduttivo. La riflessione, a questo punto, diventa doverosa: come si è arrivati fin qui? Il Napoli recupera un giocatore e ne perde due praticamente. Una dinamica ormai ricorrente, che genera un senso di precarietà costante. A ogni vigilia si naviga nell'incertezza, in attesa dei bollettini di Castel Volturno, sperando che non si aggiungano nuovi nomi alla lista degli indisponibili. Stampa e tifosi si muovono nell'ombra, cercando di individuare le cause di quello che, a tutti gli effetti, è diventato un problema strutturale.
Le certezze sono poche, le ipotesi molte. E spesso fallaci. Ma una cosa appare evidente: senza chiarezza, diventa difficile creare unità d'intenti. Se la verità fosse condivisa, il dibattito sarebbe più maturo. Invece, resta la sensazione che qualcosa non venga detto fino in fondo.
Secondo molti addetti ai lavori, l'errore principale risiederebbe nella preparazione atletica. Antonio Conte, evidentemente, non avrebbe calibrato i carichi di lavoro tenendo conto del doppio impegno settimanale. È un errore il tecnico leccese difficilmente ammetterà pubblicamente, preferendo rifugiarsi nel concetto di sfortuna...che nel calcio esiste, ma raramente spiega tutto.
E allora la domanda sorge spontanea: perché nella stagione dello Scudetto con Spalletti, pur affrontando campionato e Champions League, il Napoli non ha vissuto un'emergenza simile? L'età media della rosa è certamente aumentata, ma non può essere l'unica spiegazione. Incide anche il modo in cui i nuovi innesti vengono inseriti: poco turnover, minutaggi ridotti, fiducia concessa col contagocce. Così, quando un titolare si ferma, il sostituto - spesso senza ritmo partita - viene sovrautilizzato, accumula stress fisico e mentale e finisce, a sua volta, per fermarsi. Una reazione a catena ormai sotto gli occhi di tutti.
Restiamo nel campo delle ipotesi, è giusto ribadirlo. Ma forse Conte dovrebbe accelerare l'inserimento dei nuovi arrivi, perché la stagione moderna - tra club e Nazionali - sfiora le novanta partite e non concede tregua. In questo contesto, le rotazioni non sono un lusso: sono una necessità.
Antonio Conte resta un allenatore di livello assoluto. I suoi meriti sono evidenti: ha riportato lo Scudetto a Napoli, è uno dei migliori strateghi del calcio europeo e sta riuscendo, nonostante tutto, a mantenere la squadra competitiva a livello mentale. Con queste condizioni, probabilmente, pochi avrebbero fatto meglio.
Ma proprio per questo, forse, c'è ancora margine di miglioramento nella gestione della preparazione e delle risorse umane. Una conferenza stampa congiunta, Conte al fianco dello staff medico, aiuterebbe a fare chiarezza e a spegnere le illazioni. Invece, si preferisce il silenzio. E quando il problema è così evidente, il silenzio rischia di essere la risposta meno utile.
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