Milite: "Serie A al collasso, la verità è sotto gli occhi di tutti. Ronaldo ha affossato la Juventus"
"Quando sei finanziariamente inetto, hai l'idea che il denaro non basti mai e che debba essere il primo ed unico obiettivo da perseguire".

Germano Milite, giornalista e direttore di Young, ha fatto il punto sul calcio su scala mondiale. Queste le sue parole: "Ad alcuni, poco edotti su certi temi, potrà sembrare inconcepibile, ma il troppo denaro (troppo in fretta) può rappresentare un problema anche più grave della mancanza di liquidità. Soprattutto se, al troppo denaro/troppo in fretta, si abbinano altre caratteristiche di chi lo riceve: sotto-scolarizzazione, giovanissima età ed inettitudine finanziaria. Spesso presenti contemporaneamente. Sto parlando, ovviamente, di quello che da anni sta succedendo nel calcio, credo unico settore al mondo dove i dipendenti di un'azienda hanno di base stipendi totalmente fuori da ogni logica di sostenibilità finanziaria. Ronaldo ha affossato la Juve, anche se ci dicevano che "si sarebbe ripagato con le sole magliette". E invece no, il portoghese non si è affatto ripagato come si raccontava e, quello poi hanno passato a Torino, è già storia".
Poi ha aggiunto: "Solo nel calcio, dopo una sola stagione buona, puoi chiedere di triplicare il tuo stipendio già milionario, che ovviamente non verrà mai ritoccato al ribasso se invece deludi le aspettative. Di fatto, è un gioco dove i calciatori possono solo vincere (ripeto: caso unico al mondo). Solo nel calcio, vinci uno scudetto non pagando gli stipendi per 6 mesi e non succede nulla. Solo nel calcio, compri a debito una società quasi fallita e, dopo un anno, ancora non si sa chi possiede tale società, ma comunque si fa mercato. L'indebitamento cronico del settore ha portato la Serie A al collasso (e se pensate che questo sia il fondo, vi sbagliate) e le altre leghe a vivere in una stasi perenne, dove solo un paio di compagini possono permettersi determinati standard. Tolta la Premier, che per me pure rappresenta una grava distorsione in seno all'Europa, anche Germania, Francia e Spagna non mi pare che esprimano livelli eccelsi. Nessuna di queste leghe è veramente cresciuta e, anzi, si nota una flessione (pensate a cosa hanno rischiato Real e Barcellona)".
Inoltre ha proseguito: "Ma allora i soldi sono troppo pochi, non troppi come dicevo? No, i soldi sono troppi ma per una sola parte degli attori coinvolti (calciatori e procuratori). L'avidità malata ha mangiato via via spettacolo e competizione sportiva, creando delle "isole felici" solo dove di fatto i capitali erano infiniti e non connessi a logiche di produttività ed autofinanziamento. La distorsione di mercato generato, ha creato un solco incolmabile tra una manciata di club ed il resto delle squadre. E così che capita che oggi, un ventenne già potenziale milionario e con tutto il futuro davanti, decida di andare in Arabia per guadagnare 50 milioni in tre anni, con un piccolo esercito di lobotomizzati che lo applaudono dicendo: "Avremmo fatto tutti lo stesso". Quando sei finanziariamente inetto, hai l'idea che il denaro non basti mai e che debba essere il primo ed unico obiettivo da perseguire. Paradossalmente, è così che rischi di farne meno e/o di rovinare altri aspetti cruciali della tua vita, che non puoi comprare (l'emozione di vincere un titolo prestigioso, ad esempio). Se è tutto appiattito su un conformismo avido-capitalista, l'emozione stessa della competizione muore sul nascere e gli sportivi si trasformano in meri mercenari: vado dove più mi pagano, perché 2 Bugatti e due barche non bastano, ne voglio 10. A quel punto non si vuole guadagnare di più per incrementare legittimamente la propria qualità di vita, ma solo per accumulare cose che non servono, presi da un materialismo compulsivo incredibilmente puerile".
"O, così, ad esempio, capita che un altro giovanissimo (totale sconosciuto fino a ieri), sia distratto/ossessionato dal fatto che ancora non sti guadagnando quanto potrebbe se fosse al Real Madrid. Stecca la seconda stagione, cala di valore e si rovina la carriera. O, ancora, viene strapagato dopo un anno e mezzo buono, non regge il peso delle aspettative per il costo del cartellino e l'alto ingaggio percepito da subito (è capitato a tantissimi talenti di recente, pensiamo a Nicolas Pépé o Tanguy Ndombele) e...si brucia, negando un altro talento al calcio. Di fatto, succede che i calciatori diventino giovanissimi vincitori di lotterie, che di base hanno dovuto faticare molto poco per ottenere enormi ricchezze. E...sapete cosa capita alla maggioranza delle persone che vincono i soldi ad una lotteria? Che li perdono, rapidamente".
Ed ha concluso: "La Serie A, in particolare, anche per proprie enormi colpe, è diventata una mera lega di lancio e rilancio, dove i top stanno meno tempo possibile e non hanno alcuna forma di gratitudine verso chi li scopre e li lancia (vale, oggi, per tutte le squadre). Ma il punto è uno: se vince non chi è più bravo a scovare talenti e a lanciarli, ma chi può banalmente comprarli già "pronti", lo sport dov'è? Se il Chelsea spende 600 milioni, non si qualifica neppure in Conference e può spendere altri centinaia di milioni un anno dopo, l'unica discrimine è appunto solo finanziaria".
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