McTominay e Di Lorenzo "imitano" un certo Maradona: quando il sacrificio vale più del dolore
Guerrieri che lottano pur di non lasciare la squadra in difficoltà, tanta ammirazione per il comportamento di McTominay e Di Lorenzo.

I veri guerrieri non si distinguono per le vittorie personali, ma per la loro dedizione al sacrificio, per la capacità di mettere il bene comune davanti a tutto, anche al dolore. È un principio antico, ma che oggi trova un riflesso evidente in alcuni giocatori del Napoli, protagonisti di un periodo storico complesso e logorante.
Il sacrificio, nel calcio come nella vita, vale più del dolore. E quando un calciatore sceglie di nasconderlo, di stringere i denti pur di non lasciare la squadra in difficoltà, significa che sta dando tutto per la maglia. È ciò che ha fatto Giovanni Di Lorenzo: approfittando dell'infortunio al ginocchio rimediato nella gara contro la Fiorentina, ha deciso di operarsi al piede sinistro, tormentato da mesi da un dolore crescente. Ha resistito finché ha potuto, finché quel fastidio non è diventato insopportabile. E non è l'unico, in questa fase delicata che il Napoli sta attraversando.
Un'ammirazione sincera va anche a Scott McTominay, che ha stretto i denti per settimane. Quasi commovente la sua prova contro il Genoa: a un certo punto zoppicava vistosamente, ma ha resistito fino all'intervallo per permettere ad Antonio Conte di effettuare il cambio senza compromettere l'equilibrio della squadra. Sono gesti che raccontano più di mille parole: giocatori veri, che non abbandonano il gruppo nel momento del bisogno.
E come non ricordare chi, prima di loro, ha incarnato questo spirito in modo leggendario? Diego Armando Maradona. "El Pibe de Oro" giocava con una lombalgia persistente e, alla vigilia di un Napoli‑Torino del 1989, quando gli chiesero come stesse la schiena, rispose: "Uguale, non è che migliora tanto. Però mi piace andare in campo. Ho voglia di giocare, son tutte partite importanti, sembra che il Napoli ogni domenica passi una prova di fuoco. Per quello il capitano non può essere fuori, non deve abbandonare la nave con la schiena o senza schiena, con la caviglia o senza caviglia".
Parole che restano scolpite nella memoria e che oggi ritornano attuali. Perché il sacrificio non è solo un gesto atletico: è un atto d'amore verso la squadra, verso la città, verso un'idea di calcio che non si arrende mai. Quasi anche come se lo spirito di Diego li avesse guidati.
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