Manna vive il problema di essere un "giovane" in un Paese che fatica a rinnovarsi
Circondato da voci di mercato, di cui alcune veramente assurde, il direttore sportivo Giovanni Manna paga il prezzo di essere un "giovane" in un Paese con una cultura arretrata.

Il Napoli lavora da tempo con una programmazione che guarda ben oltre l'immediato, pianificando il mercato con mesi di anticipo per farsi trovare pronto all'appuntamento con la sessione estiva. In questo percorso, salvo sorprese, il timone della campagna acquisti resterà nelle mani di Giovanni Manna, chiamato a guidare una fase delicata di transizione.
Al direttore sportivo spetterà con ogni probabilità il compito di ringiovanire la rosa e razionalizzare un monte ingaggi cresciuto in maniera significativa negli ultimi anni. Un'operazione complessa, che richiede visione, coraggio e capacità di leggere in anticipo i cicli di una squadra. Eppure, attorno alla figura di Manna continuano a circolare voci e critiche che lo dipingono come lontano dall'ambiente azzurro o addirittura inadatto a gestire una realtà come Napoli.
La verità, forse scomoda, è che Manna paga soprattutto il prezzo dell'età. A 36 anni viene ancora considerato "giovane" in un Paese retrogrado che troppo spesso confonde l'esperienza con l'anagrafe e guarda al rinnovamento con sospetto. In un contesto culturale dove la giovinezza è talvolta percepita come un limite anziché come una risorsa, il rischio è quello di giudicare prima ancora di valutare.
Essere giovani, però, non significa essere impreparati. Al contrario, può voler dire portare idee nuove, approcci differenti, una sensibilità moderna nella gestione di un club che vuole restare competitivo senza snaturarsi. È evidente che anche Manna abbia commesso qualche errore - come accade a qualsiasi direttore sportivo - ma la storia del calcio è piena di dirigenti navigati che hanno sbagliato scelte cruciali senza che questo ne mettesse in discussione il valore.
Il punto, allora, non è l'età, ma la qualità del lavoro. Ed è su quella che andrebbe misurato il percorso di Giovanni Manna: sulla capacità di costruire, correggere, crescere. Napoli non ha bisogno solo di certezze consolidate, ma anche del coraggio di guardare avanti. E, talvolta, è proprio chi è più giovane ad avere la prospettiva migliore per farlo.








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