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Alla scoperta di Giovane, chi è il nuovo calciatore del Napoli "poco" brasiliano

Giovane Santana do Nascimento è un nuovo calciatore del Napoli. Alla scoperta di questo attaccante brasiliano atipico per fisico e mentalità. Proviamo a conoscerlo meglio.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

23/01/2026 20:35 - Calciomercato
Alla scoperta di Giovane, chi è il nuovo calciatore del Napoli poco brasiliano

Giovane Santana do Nascimento, o più semplicemente Giovane, sbarca al Napoli alla corte di Conte, ed è uno di quei calciatori insoliti che da un momento all'altro possono trovare quella giocata decisiva. Uno di quei calciatori anormali e intriganti, brasiliano atipico per fisico e mentalità. Proviamo a conoscerlo meglio.


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Alla scoperta di Giovane

Una delle prime cose da prendere in esame per Giovane è dove è cresciuto. Nato a Santa Barbara d’Oeste, nello stato di San Paolo, a soli 20 chilometri da Campinas che diede i natali ad Antonio Careca, ha iniziato a giocare nelle giovanili del Red Bull Brasil. Da lì, nel 2021 al Capivariano FC, dove ha fatto il suo debutto da professionista. In seguito è stato ceduto in prestito al Corinthians dove ha continuato con la formazione Under 20. Poi il Corinthians lo ha acquistato definitivamente, e da lì è cresciuto fino alla prima squadra, debuttando in Brasileirao Serie A. Il Corinthians non è un vivaio romantico: è un ambiente competitivo, esigente, spesso spietato.


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Nei settori giovanili del “Timao” il talento da solo non basta. Devi reggere la pressione, accettare panchine, cambiare ruolo, sopravvivere a stagioni in cui non sei la priorità. Giovane non è mai stato “il predestinato”, ed è proprio questo che lo ha formato.

identikit giovane

NON ERA IL PIÙ TECNICO, MA ERA QUELLO CHE CAPIVA PRIMA

Nei gruppi giovanili del Corinthians, Giovane veniva spesso descritto come quello che non sbaglia quasi mai la scelta. Non era il più rapido, non era il dribblatore più appariscente, ma si faceva trovare sempre nella zona giusta, capiva quando abbassarsi e quando attaccare lo spazio, sapeva giocare a due tocchi sotto pressione. Questo lo ha reso un giocatore che gli allenatori non tolgono facilmente, anche quando non brilla.

HA CAMBIATO RUOLO PIÙ VOLTE (E GLI È SERVITO)

Giovane non nasce esterno puro. Nel percorso giovanile viene provato da seconda punta, talvolta da trequartista laterale e in alcune fasi anche più vicino alla punta centrale. Questo continuo spostamento lo costringe a leggere il gioco da angolazioni diverse, migliorare il gioco senza palla e rinunciare all’idea di “fare tutto da solo”. Oggi questa instabilità iniziale è uno dei motivi per cui viene considerato tatticamente affidabile.

AL CORINTHIANS IMPARI ANCHE A DIFENDERE

Un altro aspetto interessante: al Corinthians, soprattutto nelle giovanili, agli attaccanti viene chiesto di difendere sul serio. Giovane cresce in un contesto in cui se non rientri, non giochi, se perdi palla e non reagisci, esci e se non capisci la fase difensiva, non sali di categoria. Questo spiega perché, anche oggi, venga visto come un attaccante disciplinato, disponibile al lavoro sporco, più “allenatore-dipendente” che anarchico.

QUANDO IL CALCIO SMETTE DI ESSERE UNA CERTEZZA

A un certo punto del suo percorso al Corinthians, ancora diciassettenne, Giovane vive una fase complicata. Non parliamo di un trauma o di un infortunio grave, ma di qualcosa di più subdolo e per certi versi anche più impattante: la sensazione di essere diventato invisibile. Nel vivaio del “Timao” arrivano nuovi talenti, cambiano gli allenatori e cambiano le gerarchie. Giovane non sparisce, ma scivola ai margini.

Convocazioni irregolari, minuti spezzettati, ruolo mai davvero definito. Per un ragazzo che non vive di strappi e clamore, questo pesa il doppio. In quel periodo, chi gli è vicino racconta che Giovane si allontana mentalmente dal calcio.

Non annuncia nulla, non fa gesti plateali.

Semplicemente si allena meno convinto, parla dell’idea di “fare altro” e mette in discussione il senso di continuare. È qui che nasce la voce — fondata — che avesse smesso. La verità è però più sottile:

Giovane non si sentiva più calciatore, prima ancora di smettere di giocare. Per un breve periodo torna a una vita più normale.

Famiglia, routine diverse, lontano dal rumore dei campi e delle aspettative. Ed è proprio lì che succede qualcosa di decisivo. Non un’offerta, né una chiamata improvvisa.

Ma una nostalgia strana: non del calcio in sé, ma del gioco. Non della carriera, ma del pallone che rotola. Quando decide di riprovarci, lo fa con un atteggiamento diverso: meno ansia di dimostrare, meno bisogno di emergere, più attenzione a capire dove può essere utile. Da quel momento in poi, chi lo osserva nota una cosa. Giovane gioca come uno che non dà nulla per scontato. Ogni presenza è guadagnata. Ogni minuto è trattato come un’occasione, non come un diritto. Quell’interruzione non ha reso Giovane più spettacolare, ma più solido, meno fragile emotivamente, più disposto al sacrificio e più aperto all’idea di adattarsi. Ed è anche per questo che oggi viene percepito come un giocatore affidabile, serio, poco rumoroso, ma difficile da togliere quando serve equilibrio. Insomma, ad un certo punto Giovane ha davvero pensato di lasciare il calcio, non perché non fosse abbastanza bravo, ma perché non si riconosceva più nel sistema che lo circondava. Ed è una pausa che, paradossalmente, gli ha insegnato una cosa fondamentale: il calcio non è solo farsi notare, è trovare un posto dove avere senso.

LASCIARE IL BRASILE NON È STATO UN SALTO, MA UNA SCELTA

Un dettaglio importante: la sua decisione di lasciare il Corinthians non arriva dopo un’esplosione, ma dopo una valutazione lucida. Non era nel gruppo dei giovani su cui il club puntava mediaticamente. Per molti, quello sarebbe stato un segnale di fallimento. Per lui è stato un cambio di prospettiva. 

UN BRASILIANO “POCO BRASILIANO”

Chi lo ha visto crescere spesso dice una cosa curiosa: “Giovane gioca più da europeo che da brasiliano”. Non perché manchi di tecnica, ma perché non forza la giocata, non cerca il duello continuo e privilegia il senso dell’azione. È uno di quei brasiliani che si sente a suo agio dentro una struttura, non fuori. In sintesi, le curiosità su Giovane raccontano un filo coerente: non è cresciuto come star, non è stato protetto dal sistema, ha imparato ad adattarsi prima che a emergere. Ed è per questo che oggi viene visto come un giocatore che forse non ti vince la partita da solo, ma che ti permette di giocarla meglio.

CARATTERISTICHE TECNICHE E ADATTABILITA-TATTICA

valutazione giovane

Tecnica

Giovane è dotato di un primo tocco pulito, che gli permette di giocare rapidamente tra le linee o tra compagni, e di una conduzione in progressione non spettacolare, ma efficace per proteggere il pallone e creare spazio. Dribbling sobrio, orientato più al superamento dell’uomo che al gesto estetico.

Passaggio e visione di gioco

Ottima lettura delle linee di passaggio, sa dove posizionarsi per ricevere e smistare la palla. Inoltre ha una buona capacità di passaggi corti e filtranti in spazi stretti. E’ frequente il suo coinvolgimento nella costruzione del gioco, più come raccordo che come finalizzatore principale.

Tiro e conclusione

E’ dotato di tiro pulito, soprattutto in corsa o su passaggio filtrante. Pur non essendo un goleador naturale, è efficace negli spazi giusti, grazie ad una buona capacità di sfruttare il lato debole del portiere o il secondo palo.

Velocità e Movimenti senza palla

Ottima velocità di base, abile negli smarcamenti diagonali tra centrocampo e attacco. Si muove bene tra le linee, creando spazi per i compagni e sa attaccare il lato debole dell’azione, facilitando combinazioni rapide.

Fisicità e resistenza

Dotato di ottima struttura, 184 centimetri di altezza, e di buona fisicità nei contrasti, dove viene fuori la sua anima poco brasiliana e molto europea. E’ il classico calciatore “tosto”, dotato anche di discreta resistenza.

Fase difensiva

Disciplinato nel rientro, sa partecipare al pressing alto e alla copertura difensiva quando richiesto. Non è un giocatore “a turnover”, ma si adatta ai compiti difensivi della squadra ed è già abituato per mentalità alla lotta e alla disciplina tattica in fase di non possesso.

Adattabilità tattica

Uno dei suoi punti di forza, motivo per cui è amato e tenuto in considerazione dagli allenatori. Sa giocare come ala sinistra, come ala destra a piede invertito, seconda punta di raccordo, trequartista laterale o mezzala avanzata (in sistemi flessibili). Si adatta molto bene a sistemi che privilegiano il gioco tra le linee, le rotazioni offensive e la partecipazione collettiva. Nel Napoli di Conte, specie nel sistema di gioco attuale 1-3-4-2-1, troverebbe collocazione ideale come trequartista di destra, a piede invertito.

Gioco aereo

Non un fulmine di guerra, ma lavorando può certamente migliorare, specie considerata la stazza.

Profilo mentale e caratteriale (tecnico-tattico)

Ha già una sua maturità decisionale e una importante personalità: sceglie quasi sempre la soluzione più logica, non la più vistosa. Giocatore funzionale, che migliora l’organizzazione offensiva della squadra, senza mai cercare il riflettore, il suo calcio è più europeo che brasiliano, in termini di ritmo e scelte di gioco. Ha potenzialità ancora inespresse.

VALUTAZIONE FINALE

Giovane, nella nostra valutazione complessiva, consegue un punteggio di 7,9, ottimo se rapportato all’età. Non è il classico attaccante “da highlight”, ma è un profilo completo e affidabile. Forte nella gestione dello spazio e nel raccordo tra centrocampo e attacco, efficace nella lettura della partita e nel muoversi tra le linee, adattabile a più ruoli offensivi, con un focus sul gioco collettivo più che sull’azione individuale e con capacità difensive discrete e buona disciplina tattica.

Per vedere la nostra analisi clicca sul play sottostante:

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Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
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