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Quanto vale la SSC Napoli tra bilanci, multipli e identità. "E quanto mi dai?"

Imperatore Consulting prova a rispondere con una simulazione a una domanda che sembra da bar, ma è da finanza: quanto vale davvero il Napoli.


Vincenzo ImperatoreVincenzo ImperatoreAnalista finanziario e giornalista

10/01/2026 09:01 - Altre notizie
Quanto vale la SSC Napoli tra bilanci, multipli e identità. E quanto mi dai?

"Ma se voi foste Aurelio De Laurentiis, vendereste il Napoli?”. La domanda sembra da bar sport, ma in realtà è una domanda da esperti di finanza: quanto vale davvero un club, e come si arriva a un numero preciso senza tirarlo fuori dal cappello a cilindro.


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Quanto vale la SSC Napoli?

C’è, però, una risposta antica, quasi rituale, che arriva prima di qualunque foglio Excel e che in Italia ha la stessa dignità di un documento notarile: “E quanto mi dai?” È la frase che sposta la conversazione dal mondo delle opinioni al mondo dei rapporti di forza, perché non chiede “quanto vale”, ma “quanto sei disposto a pagare”. Dentro c’è un pezzo di antropologia del mercato, la logica del prezzo come patto tra due volontà in un momento preciso. Nel calcio pesa ancora di più, perché un club non è solo un’azienda: è identità, appartenenza, potere simbolico. Quindi chi compra paga i numeri, ma spesso paga anche il prestigio di tenere in mano quel simbolo.


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Detto questo, se vogliamo restare nel mondo dei fatti, i metodi seri sono due. Il primo prova a stimare i soldi che l’azienda genererà in futuro e li “riporta a oggi”, come quando ti dicono che mille euro tra cinque anni non valgono quanto mille euro oggi. È il metodo dei flussi di cassa, molto elegante, ma nel calcio è complicato perché i risultati cambiano con un pallone che entra o esce, una Champions fatta o saltata, una cessione fatta bene o male. Il secondo metodo è più pratico: guardo a quanto “il mercato” tende a pagare per aziende simili e applico un moltiplicatore. È il metodo dei multipli.

L'equivoco del "multiplo dell'EBITDA"

Qui entra l’equivoco classico: “multiplo dell’EBITDA”. In tanti settori funziona bene, perché l’EBITDA è un indicatore abbastanza stabile. Nel calcio europeo, spesso non lo è. La ragione è semplice e molto umana: una quota enorme dei risultati dipende da voci non regolari, soprattutto il player trading, cioè le plusvalenze sulle cessioni dei calciatori. Quando una parte importante dei ricavi arriva da vendite “straordinarie”, l’EBITDA diventa ballerino e confrontare club diversi diventa poco pulito. Per questo, nelle valutazioni di club, molti studi usano come base il multiplo dei ricavi, perché i ricavi sono più comparabili e applicabili anche quando gli utili sono negativi o instabili. 

A questo punto serve un concetto che sembra complicato ma non lo è: l’Enterprise Value, o EV. L’EV è il valore dell’attività “in sé”, indipendentemente da come è finanziata. Tradotto: quanto vale la macchina Napoli, non quanto vale la quota di chi la possiede. La definizione standard è: valore dell’equity più i debiti, meno la cassa. Se poi vuoi il valore per l’azionista, fai il percorso inverso: parti dall’EV e aggiungi la cassa netta (se c’è). 

Facciamo un esempio semplice. Se una pizzeria vale 2 milioni di EV e in cassa ha 300 mila euro, con zero debiti, allora per il proprietario non vale 2 milioni: vale 2,3 milioni, perché chi compra si prende anche quei 300 mila. Se invece ha 300 mila euro di debiti e zero cassa, il proprietario non incassa 2 milioni: incassa 1,7 milioni, perché i debiti se li porta dietro l’acquirente.

Il caso del Napoli

Ora portiamo questa logica sul Napoli con i numeri ufficiali del bilancio chiuso al 30 giugno 2024 e con gli highlights del 30 giugno 2025 riportati da Calcio e Finanza, che dichiara di basarsi su documenti ufficiali consultati. Nel 2023/24 il Napoli mostra un totale “valore della produzione” di 328,19 milioni, costi della produzione di 244,45 milioni e un utile di esercizio di 63,03 milioni. Nello stato patrimoniale al 30 giugno 2024 si vedono disponibilità liquide per 210,49 milioni e debiti verso banche per 50,52 milioni, che portano a una posizione di cassa netta nell’ordine di circa 160 milioni; il patrimonio netto è pari a 211,56 milioni. Nel 2024/25, invece, i ricavi scendono a 290,8 milioni e i costi salgono a 315,6 milioni, con un risultato netto negativo per 21,4 milioni; la liquidità scende a 174,4 milioni e l’indebitamento finanziario netto resta comunque positivo per 137 milioni, quindi Napoli rimane un club con cassa netta, ma meno abbondante. 

Quando si usa un multiplo sui ricavi nel calcio, però, bisogna scegliere quali ricavi guardare. Se includi dentro tutto, anche le plusvalenze, rischi di gonfiare o deprimere il valore a seconda del mercato fatto in quell’anno. Perciò molti analisti separano i ricavi “operativi”, cioè quelli che tornano con più regolarità: stadio, sponsor, commerciale, diritti TV, altre entrate ricorrenti. Football Benchmark, ad esempio, ragiona in termini di multiplo EV su operating revenue e osserva che, tra 2016 e 2025, il multiplo medio EV/operating revenue per i top 32 club europei è salito da 3,4x a 4,9x. 

Se prendo il bilancio 2024 e sommo le voci ricorrenti visibili nel conto economico, i ricavi da gare sono 27,39 milioni, i proventi da sponsorizzazioni 48,65 milioni, i proventi commerciali e royalties 21,57 milioni, i proventi da cessione diritti televisivi 142,19 milioni, più alcune voci minori ricorrenti. Questo porta i ricavi operativi in area 255 milioni, mentre dentro i ricavi complessivi ci sono anche plusvalenze per 70,76 milioni, che è esattamente il tipo di voce che un anno può essere alta e un altro anno più bassa. Nel 2025, dagli highlights, i ricavi “da partita” sono 24,1 milioni, i commerciali 68,1 milioni, i TV 78,1 milioni e gli altri 10,2 milioni, quindi i ricavi operativi scendono intorno a 180,5 milioni; la parte di player trading resta invece molto pesante. 

A questo punto arriva la domanda che interessa davvero: quale multiplo usare per il Napoli. Il mercato dei top club europei “globali” può sostenere multipli più alti, ma per un club come Napoli il moltiplicatore va ragionato tenendo conto di quanto pesano le coppe, di quanto sono stabili i ricavi commerciali e di quanto dipendono i conti dalle plusvalenze. Per non fare numerologia, si può usare un approccio prudente: applicare un range più basso del “top 32 average” nei periodi senza Europa e un range più alto quando il club è stabilmente in Champions. Il riferimento di Football Benchmark sul range storico dei multipli aiuta a dare un ordine di grandezza, non un verdetto. 

Se faccio una valutazione indicativa su base 2024, con ricavi operativi intorno a 255 milioni, un multiplo tra 3,5x e 4,5x porta a un EV tra circa 0,9 e 1,15 miliardi. Poi aggiungo la cassa netta, perché chi compra si prende anche quella: con una cassa netta intorno a 160 milioni, l’equity value diventa circa 1,05-1,31 miliardi. Se invece prendo la fotografia 2025, con ricavi operativi intorno a 180,5 milioni, e applico un multiplo più prudente tra 2,5x e 3,5x, ottengo un EV tra circa 0,45 e 0,63 miliardi, che con cassa netta 137 milioni diventa un equity value intorno a 0,59-0,77 miliardi. Se voglio un numero più “da adulto”, non prendo un solo anno, perché il calcio è ciclico: faccio una media 2024-2025 come proxy di un ciclo con e senza coppe e ottengo un valore intermedio che, a seconda del multiplo scelto, finisce in genere in un corridoio attorno a 0,8-1,0 miliardi di equity. 

Qui torna la frase di prima, “E quanto mi dai?”, perché la valutazione non è solo un calcolo. I metodi servono a non raccontarsi favole, ma il prezzo finale lo fa la trattativa. Se un acquirente compra “controllo” compra anche il potere di decidere, non solo il diritto a incassare dividendi, e spesso paga un premio. Se compra anche la narrazione, cioè la possibilità di presentarsi come proprietario del Napoli, quella componente simbolica può diventare denaro vero, perché influenza sponsor, rapporti, percezione internazionale. Il modello ti dice da dove parti, non dove finisci.

Il valore in cifre della SSC Napoli

E allora arriviamo al punto che nell’articolo non può mancare, perché se no resta tutto sospeso in aria. Se devo dare un’indicazione finale, usando i dati al 30 giugno 2024 e gli highlights al 30 giugno 2025, e un approccio prudente basato sui multipli dei ricavi operativi (più adatti del multiplo EBITDA quando il player trading pesa così tanto), una forchetta ragionevole del valore dell’equity del Napoli oggi sta nell’ordine di 0,8-1,2 miliardi di euro, con un punto centrale intorno a 1,0 miliardo. Se immagini uno scenario di presenza europea più stabile e ricavi operativi più “alti” come nel 2024, la stima tende verso 1,1-1,3 miliardi. Se invece resti nello scenario di ricavi operativi compressi come nel 2025, tende verso 0,6-0,8 miliardi, perché il mercato paga meno la volatilità e più la regolarità, pur riconoscendo che il Napoli rimane un club con cassa netta. 

"E quanto mi dai?"

Ed è qui che torna la domanda antica, quella che chiude ogni trattativa vera: va bene il modello, va bene la metodologia, ma alla fine, “e quanto mi dai?".


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Vincenzo ImperatoreVincenzo Imperatore
Laureato in Economia e Commercio, ha lavorato 22 anni come manager di un istituto di credito. Dal 2012 è un libero professionista, saggista, scrittore e giornalista pubblicista. Collabora con importanti testate.
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