Napoli, Genoa e Boca Juniors: legami da a(mare). Tre squadre unite da una storia di passione
Napoli, Genoa e Boca Juniors tre squadre che rappresentano un modo di vivere il calcio in maniera passionale e genuina.

"Cchiù luntana me staje, cchiù vicina te sento..” (Più sei lontana da me, più ti sento vicina). Recita così una antica canzone napoletana dal titolo ‘Passione’. Di essa si son nutriti gli amanti, i poeti, gli scrittori, i musicisti, i compositori, gli artisti, per raccontar le amorose vicende di vita quotidiana, le speranze, i sogni. Esistono legami che nascono a miglia e miglia di distanza, talvolta con il mare, o addirittura un oceano di mezzo. Seppur paradossale, vale la teoria secondo la quale siano i popoli più vicini ad odiarsi di più tra loro (quanto spesso ci ritroviamo a raccontare delle rivalità tra nazioni, città, persino quartieri vicini), mentre invece è proprio attraverso l’analogia con un territorio e popolo assai lontano che viene inevitabilmente instaurato un profondo rapporto sentimentale. Profondo, già.. proprio come il mare, per l’appunto. Ed è il mare il filo conduttore che accomuna tre città che hanno fatto di esso un vero e proprio credo nonché ragione di vita: Napoli, Genova, Buenos Aires. Divise dal mar Mediterraneo, le prime due città risiedono nel territorio italico. Simili nei valori morali e nel carattere forgiato dalla similitudine geografica tra le due città, entrambi i popoli di origini marinare, svolgono da sempre una intensa attività nei loro porti dando vita ad interscambi oltreché di merci, culturali e umani. Sono molti infatti i napoletani emigrati in quella che da loro stessi viene battezzata come la ‘Napoli del Nord’ in cerca di miglior sorte. Un po’ più raro il percorso inverso, ma ancor più straordinario ciò che accade agli inizi del 1900 dall’altra parte dell’ Atlantico: un gruppo di naviganti liguri fondò a Buenos Aires, in Argentina, il ‘Club Atletico Boca Juniors’ e per tale motivo da allora furono nominati ‘Xeneizes’ (da Zena, in dialetto: Genova). A proposito dell’origine del nome, molti sostengono che ‘La Boca’ derivi direttamente da ‘Boccadasse’, da cui le casette del quartiere argentino presero ispirazione per le caratteristiche tinte colorate, in memoria di uno degli scorci più suggestivi della patria abbandonata, ma mai dimenticata, per cercare fortuna così lontano. Per giunta, i colori sociali della squadra, furono scelti volgendo lo sguardo verso il mare. Andò proprio così: i fondatori del club, trovandosi a discuterne nel porto di Buenos Aires, stabilirono che la maglia del Boca dovesse prendere i colori della bandiera della prima nave che in quel momento avrebbe attraccato nel porto argentino. Ebbene, di li a poco fece ingresso nell’insenatura una nave con il vessillo svedese. Decisione presa, dunque: rispettarono i colori della bandiera scandinava,il giallo e l’azzurro, trasformato nel tempo in un meno tenue blu. Facile dunque intuire l’affetto tra il club più antico del capoluogo ligure (Genoa 1893) e gli Xeneizes di Buenos Aires.
Destino poi volle che, partito da questa città, il più grande calciatore argentino della storia di tutti i tempi, fosse ‘restituito’ al mar d’Europa, facendo prima tappa in quel di Barcellona, altra città di mare, di lingua spagnola, i cui colori sociali ricordano molto i rossoblu genoani; per poi approdare all’ombra del Vesuvio. Parliamo ovviamente di Diego Armando Maradona e la sua gloriosa parentesi napoletana la conosciamo tutti. Quel che sappiamo meno è del gemellaggio instauratosi tra i due club calcistici di Genoa e Napoli. Oltre alla condivisione di valori morali ed analogie geografiche come si è detto tra le due città, il 16 maggio del 1982 il Ciuccio e il Grifone si innamorarono. In quell’ultima giornata di campionato che vedeva un Napoli senza ormai obiettivi da raggiungere ed un Genoa aggrappato alle ultime speranze salvezza, accadde una magia inaspettata e straordinaria: le due tifoserie si affratellarono grazie a un gol a pochi minuti dalla fine da parte di Mario Faccenda, originario manco a farlo apposta dell’Isola di Ischia, meravigliosa località dell’arcipelago campano. Il colpo in scivolata del 2 a 2 dell’eroe di giornata che impedì al suo Genoa di retrocedere in serie B a scapito del Milan, acerrimo rivale del tifo partenopeo (prima ancora delle avvincenti sfide scudetto di qualche anno più tardi tra Gullit ed il ‘Pibe de oro’), diede inizio ad un lungo legame di amicizia in quel San Paolo più che mai felice di un pareggio ottenuto contro quelli che da allora e per 37 anni son considerati i suoi fratelli. Motivi opportunistici? Mi piace pensare che non sia (solo) così. Il resto, purtroppo, è storia assai recente.. Gli Ultras del Napoli hanno mal digerito la solidarietà espressa dalla gradinata Nord nei confronti di Daniele Belardinelli, ultras del Varese unitosi, in occasione dell’incontro dello scorso Dicembre tra Inter e Napoli, alle frange estreme del tifo nerazzurro, morto durante un agguato teso proprio ai tifosi partenopei, rei di averlo investito ed ucciso a bordo di un furgone. Tale ragione, come recita il comunicato Ultras diramato al termine di Napoli-Genoa, sarebbe stata la causa scatenante della fine di un idilio durato quasi mezzo secolo, tra lo stupore e lo sgomento di entrambe le tifoserie non facenti parte dei cosiddetti gruppi organizzati. Come avrà reagito il popolo genoano alla decisione di una parte faziosa del tifo azzurro? Non vi era per me, sostenitore dei colori azzurri fin dalla nascita (1987, anno del primo scudetto) occasione migliore per dimostrare il mio affetto verso i colori rossoblu, durante la sfida più affascinante alla quale si possa assistere nell’impianto Luigi Ferraris: il derby della lanterna tra Genoa e Sampdoria, vinto ahimè dai rivali blu-cerchiati. Ma il risultato aveva in quella occasione un significato non del tutto rilevante per i miei fini, ossia quelli di cercare di dare un messaggio distensivo e di pace tra le due tifoserie rispettatesi ed amatesi nel tempo, al di là delle stupide beghe tra le parti più violente del ‘tifo’. Ho scelto di farlo, a mio rischio e pericolo per i fatti recenti ed ignaro della reazione che avrebbe potuto avere il popolo genoano, indossando nel cuore della Gradinata Nord di Marassi una maglia azzurra, quella della mia squadra e della mia città. Già dall’esterno il clima meravigliosamente sotto controllo e gioioso. Ho scattato qualche foto con alcuni tifosi del Grifone i quali mi hanno confermato di essere assolutamente favorevoli al proseguimento del gemellaggio. Una volta entrato allo stadio scorgo subito una bandiera, quella del Boca Juniors, orgogliosamente sventolata da un tifoso genoano col quale ho stretto amicizia dopo avergli chiesto di scattare una foto insieme, immortalando la tripla ed immensa come il mare, conexiòn.

Fabio De Martino per AreaNapoli.it.
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