Morte Pelucchi, Beccantini distrutto: "Non lo sentivo da febbraio. Non avevo capito niente"

Roberto Beccantini ha scritto un messaggio molto sentito e commovente per il collega della Gazzetta dello Sport scomparso quest'oggi a 50 anni.
Roberto Beccantini, firma storica del giornalismo sportivo italiano, ha ricordato Roberto Pelucchi, giornalista della Gazzetta dello Sport scomparso oggi all'età di 50 anni, con un messaggio struggente sui social: "Non è che quando si muore, uno diventi più buono, più bravo. Ma se lo è stato, dispiace di più. Mi aspettavo di tutto, tranne che Robertino Pelucchi mi lasciasse in mezzo a un ufficio, solo, all’improvviso. A 50 anni, poi. Nel mezzo del cammin di nostra vita. Se il Gasp è diventato l’Ego di Bergamo, Roberto non si è mai dimesso dal gusto per un giornalismo di ricerca, legato agli alluci e ai pollici, ligio - ma non schiavo - all’evoluzione del mestiere. Una passione, sempre: tra gli alti e bassi che l’orgoglio scandisce e difende dalle catene della routine".
Inoltre, Beccantini, ha aggiunto: "Dopo essersi fatto le ossa a Bergamo oggi e all’Eco, è passato in forza, e con forza, alla «Gazzetta». Aveva idee, era scrupoloso: di penna e di mouse. La notizia, la notizia. Non lo scrivo per dovere corporativo, lo scrivo perché era uno di quei soldati che ai gradi preferiscono i gradini, mossi dall’idea che il giornalismo è curiosità e il padrone, il lettore. L’editore ti paga per scrivere, ma sarà l’edicola a scegliere e, dunque, a fissare il tuo podio".
"Ogni volta che avevo bisogno, gli mandavo un messaggio. Rispondeva sempre. E sempre risolveva il problema che, subdolamente, le coccole delle righe nascondevano. Era il mio ambasciatore presso l’Atalanta. Ho letto il libro che le ha dedicato, «Il tesoro della Dea», un compendio di aneddoti e di storie riportati con l’amore sincero dell’esploratore e non già con il corredo compulsivo dell’imbonitore. Non palpeggiava la curva: la raccontava".
"E se c’era da dare, dava. Il marito di una infermiera che, a Bologna, assisteva la mia mamma, tifava per l’Atalanta. Spiazzato, gli inviai proprio il tomo del Pelu. Del quale ho letto anche «Le voci della domenica», una romantica scorribanda - tra «scusa, Ameri» e «a te, Ciotti» - di 90 anni di sport alla radio. Con un tocco di «Clamoroso al Cibali» per svelare il mandante: quello «vero». Non lo sentivo da febbraio. Non avevo capito niente. E anche per questo, Roberto, ti chiedo scusa". Ha concluso Beccantini.








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