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De Giovanni si sfoga: "Veleno contro Koulibaly! Parlano di Sarri, Mertens e Insigne..."


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De Giovanni si sfoga: Veleno contro Koulibaly! Parlano di Sarri, Mertens e Insigne...

Il noto scrittore e tifoso partenopeo, Maurizio De Giovanni ha esoresso alcune interessanti considerazioni nel corso del suo editoriale per il Corriere del Mezzogiorno.


Il noto scrittore e tifoso partenopeo, Maurizio De Giovanni ha esoresso alcune interessanti considerazioni nel corso del suo editoriale per il Corriere del Mezzogiorno. In particolare, De Giovanni si è soffermato sui cori razzisti contro i calciatori azzurri a Bergamo, il comportamento delle tv e i il dito puntato dai giornali contro Maurizio Sarri: Come si usa dire, che qualcuno sentisse la necessità, anche in un mondo governato dall’interesse e dai soldi molto più che dalle regole e dai codici, di emettere una sentenza per una volta equa. Abbiamo atteso con la speranza che fossero comminate le giuste pene, se non altro perché telecamere e microfoni sul campo avevano mostrato e fatto sentire a tutt’Italia quale fosse lo sconcio, l’entità del disgustoso, continuato modo di assistere a un incontro di calcio vomitando ininterrottamente veleno da parte non di una curva, ma dell’intera popolazione di uno stadio; che l’occhio elettronico e il sistema sonoro che diffondevano nei salotti di milioni di persone in ultra HD e in dolby surround la valanga di odio, di improperi, di beceri slogan e di ottusi proclami che veniva riversata sui ragazzi azzurri fossero una sufficiente evidenza anche per gli occhi e le orecchie proverbialmente rivestite di fette di prosciutto degli organi preposti a sanzionare i colpevoli per proteggere gli innocenti. Ci aspettavamo una sentenza, ed eravamo pronti a rispondere con chiarezza gettando sul muso ipocrita di commentatori al soldo di quelli che sull’odio guadagnano la nostra stanchezza, il bisogno che si metta finalmente fine a questo andazzo insopportabile. Invece niente. Niente di niente".


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"Lo avevamo sospettato, in verità, già dai primi momenti dopo la partita, quando l’integralità dei dotti salotti si dilungava nel commentare l’entità dello sguardo forse malevolo che si erano scambiati Insigne e Sarri dopo la sostituzione, o su quanti e quali fossero i millimetri che separavano il piede d’appoggio di Mertens dall’eventuale linea del fuorigioco. Mentre veniva interessata la NASA per eventuali immagini dal satellite, passavano le ore e nessuno parlava del fatto che Koulibaly era stato chiamato scimmia, e che ogni volta che toccava il pallone veniva subissato di “bu”; che i napoletani in quanto popolo venivano insultati in ogni modo con bambini e anziani che festosamente, anche in tribuna, saltellavano augurando in coro le solite catastrofi sterminatorie; che era stata lanciata sui calciatori esultanti per il gol vittoria una bottiglia piena di urina e dotata di tappo, in spregio al regolamento di vendita negli stadi, e che la bottiglietta aveva colto il bersaglio ed era stata portata da Allan al guardalinee, in diretta TV; che un raccattapalle in tuta, quindi un dipendente della società ospitante, aveva mostrato il dito medio in faccia ad Hamsik che usciva dal campo, fulgido esempio di buona educazione e anche di responsabilità oggettiva. Abbiamo atteso, ma la congiura del silenzio ha funzionato e la pena comminata all’Atalanta è una non pena. Ovviamente. Sui giornali dell’indomani campeggiavano i lamenti di Sarri per il calendario, la misteriosa visita di Insigne a Milano (un po’ di shopping, in realtà, ma magari ha segretamente incontrato qualcuno, non si sa mai), soprattutto il fuorigioco immaginario di Mertens. Nulla sul comportamento razzista e discriminatorio, recidivo e insostenibile, di decine di migliaia di persone solo qualche giorno prima che questo paese ricordi il punto più basso e infame della propria recente storia, le leggi razziali del ’38, e gli effetti devastanti che ebbero su un enorme numero di italiani. In una regione il cui candidato presidente leghista parla di difesa della razza, ignaro del fatto che la genetica ha ormai da decenni dimostrato che non esiste alcuna razza se non quella umana. Il calcio è solo un gioco. Ma esprime, con l’immenso impatto popolare che ha, la mentalità di questa nazione. Così è da sempre, unisce e separa, lascia emergere la gioia e la rabbia. Il calcio mostra il colore delle viscere del paese. Il calcio è un pericolo enorme per lo sdoganamento della viltà. E questo colore, oggi, è quello del contenuto della bottiglietta di Bergamo. Nel silenzio delle televisioni e della stampa, nello scrollare di spalle dei politici, si attende un altro morto per potersi sorprendere ancora".


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