Bennato: "Mi dicevano che avevo una voce sgradevole". Poi il retroscena su Notti Magiche

In un'intervista al quotidiano Libero il cantautore Edoardo Bennato ha raccontato alcuni retroscena legati alla sua carriera e alla famosissima canzone di Italia 90.
Intervistato in esclusiva dal quotidiano Libero, Edoardo Bennato ha ripercorso gli inizi della sua carriera di cantante: "Ho avuto la mia prima chitarra a 12 anni. Eravamo tre fratelli maschi, mamma non voleva che perdessimo tempo nelle lunghe vacanze estive, convinta che l’ozio sia il padre dei vizi, e cercò un’insegnate d’inglese. A Bagnoli negli anni Cinquanta non era impresa facile e ripiegò sulla musica. Lì però imparammo noi tre in fretta, due anni dopo eravamo già in America a suonare. Ci pagò il viaggio un signore distinto che ci aveva sentito in strada. Disse: “Siete bravi, se sarete promossi vi mando oltre Oceano”. La tv venezuelana ci fece un contratto, perché tanti italiani vivevano laggiù. Allora era una nazione prospera e democratica. Il successo però arrivò dopo una gavetta lunga e umiliante".
"Avevo già un ricco curriculum di porte sbattute in faccia. Pensavo di avercela fatta, era il 1973 e riuscii a pubblicare “Non farti cadere le braccia”, un album praticamente di sole hit, c’erano anche “Campi Flegrei”, “Un giorno credi”, “Rinnegato”. Ma le radio non passavano i miei pezzi. Sostenevano che avessi una voce sgradevole. Mi chiamò un dirigente della Ricordi dicendo che era meglio chiudere il contratto e che avrei fatto bene a fare l’architetto. Imparai subito che nel nostro mestiere è bello quel che viene enfatizzato dai media; ma per mandare in onda le tue canzoni ed enfatizzarle, qualcuno deve avere un interesse" ha continuato il cantautore napoletano.
Poi il ricordo dell'indimenticabile Notti Magiche con Gianna Nannini: "Quanto mi costò quella canzone. Quando Caterina Caselli e Gianna Nannini mi chiesero di scriverla, domandai loro se fossero impazzite. Sapevo che per la spocchiosa élite culturale rappresentavo l’eversione e non sarei mai stato perdonato, se avessi fatto un inno patriottico. Poi alla fine la scrissi, con il mio amico di cortile, Gino Magurno. Fu bellissimo tornare a suonare a San Siro davanti a una folla festante ma venni contestato subito, ci rimasi male e ancora oggi mi dispiace. D’altronde, cosa si aspettavano?".








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