Totti: "Spalletti venne a Roma per farmi smettere. Lo sputo a Poulsen e il pugno a Colonnese"
Francesco Totti a valanga nel corso di un'intervista concessa a Luca Toni per il format di Prime Sport: tanti gli aneddoti raccontati.

Sul canale YouTube di PrimeVideoSportIT è stato pubblicato il nuovo episodio di Fenomeni, il format di Prime Sport condotto da Luca Toni. Ospite della puntata è Francesco Totti, leggenda della Roma, ma in generale del calcio italiano. I due sono stati campioni del Mondo con l'Italia nel 2006.
Totti si racconta in una lunga intervista
Ecco alcuni passaggi: "Spalletti secondo me nel 2016 arrivò alla Roma per farmi smettere, assecondato dalla società. Con lui ogni volta c’erano problemi, nei miei confronti era uno Spalletti opposto rispetto a quello del 2005. Lui forse è convinto che io lo abbia fatto allontanare prendendo al suo posto Ranieri, ma non è vero: la dirigenza convocò me e altri giocatori per chiederci chi volessimo tra Mancini, Ranieri e altri. Sul mio addio, fu la società a dirmi che dovevo smettere: un giorno vennero a casa a dirmi che avrei giocato l’ultimo derby. Io non sono stupido, sapevo che prima o poi avrei dovuto smettere ma mi sentivo ancora bene di gambe e di testa. Forse in quell’occasione mi ha deluso più la Roma rispetto a Spalletti, secondo me davo fastidio. Avevo detto che avrei giocato pure gratis, per la Roma avrei dato tutto".
Ed ha aggiunto: "Quando ho smesso di giocare mi sentivo senza terra sotto i piedi. Noi siamo schematici, facciamo per tanti anni sempre le stesse cose, tutti i giorni. E io mi sono trovato in difficoltà, spaesato. Non sapevo cosa fare, cosa pensare, come organizzarmi, cosa aspettarmi. Per tre settimane ho pianto tutti i giorni. Ero spaventato, sentivo un’atmosfera paurosa, ero freddo con tutti. Rileggevo in bagno la lettera di addio e piangevo, pensavo a come erano volati quei 25 anni. Ero convinto che avrei fatto una partita di addio, ma dopo le emozioni di quel giorno all’Olimpico ho capito che non ci sarebbe potuto essere un altro addio al calcio e alla Roma. Quel giorno per me è stato come un distaccamento tra madre e figlio".
Su Poulsen e Colonnese: "Ancora oggi non mi rendo conto di aver sputato contro Poulsen. Me ne vergogno, è un gesto brutto che da calciatore non avrei accettato di subire, perché è indegno. Il pugno a Colonnese? Mi disse che Cristian non era mio figlio e non ci ho più visto".
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