Padoin: "Campane a morte e ambulanze, ai bimbi dico della "bua". Sul gruppo Whatsapp..."

Simone Padoin, difensore dell'Ascoli, ha parlato dell'emergenza Coronavirus, ai microfoni del sito ufficiale del club piceno.
Simone Padoin, ex calciatore della Juventus, ha parlato al sito ufficiale dell'Ascoli calcio. www.ascolicalcio1898.it, della delicata emergenza Coronavirus: "In famiglia? Stiamo tutti bene, anche se ho i miei genitori a Gemona del Friuli, mio fratello a Udine, i suoceri e due fratelli di mia moglie in provincia di Bergamo. Devo dire che qui è più tranquillo e spero che la situazione resti così; la gente ha capito la gravità del momento, in giro non c’è nessuno e per questo faccio i complimenti alle persone del posto. Esco una volta a settimana per fare la spesa per la famiglia”.
Cosa pensa della situazione?
“E’ complicatissima, al Nord drammatica; mi dicono che si sentono le sirene delle ambulanze e le campane di chiese che suonano a morte”.
Conosce qualcuno che è stato coinvolto dal virus?
“Non persone di calcio, ma sono mancate tante altre di Bergamo che conoscevo, anche clienti del negozio di mia moglie nel bergamasco”.
E’ papà di tre bambini, Andrea e Daniele, due gemelli di 5 anni e Gabriele, di tre anni e mezzo: come ha spiegato ai suoi figli la situazione?
“Io e Valentina abbiamo detto loro che nell’aria c’è una ‘bua’ e per questo dobbiamo stare chiusi in casa; mi vedono uscire per andare a fare spesa con guanti e mascherina e quindi hanno capito, o meglio, lo hanno accettato. Con mia moglie cerchiamo di tenerli impegnati, con lei cucinano pizza, muffin, pan cake, mentre io gioco con loro ai Lego o organizzo cacce al tesoro”.
Il 18 marzo è stato il tuo compleanno. Come ha ‘festeggiato’?
“E’ stato un compleanno molto strano, mi hanno mandato a fare spesa e al mio ritorno mia moglie e i figli avevano allestito a festa con i palloncini e un dolce al cioccolato con candeline”.
Come si sta allenando?
“Fortunatamente in questi anni pian piano mi sono creato una piccola palestra di attrezzi e macchinari e quindi sono a posto, poi c’è anche mia moglie che sta studiando da personal trainer. Alcuni miei compagni hanno invece dovuto acquistare tapis roulant o cyclette”.
Quanto aiutano i gruppi whatsapp e le video chiamate?
“Con il gruppo whatsapp della squadra ci teniamo costantemente in contatto e lo staff ci fornisce i programmi di lavoro; le video chiamate le utilizzo per i famigliari e i suoceri; questi ultimi non li vediamo da Natale, i miei genitori invece erano venuti a trovarci qualche giorno prima del decreto”.
C’è stato un momento in cui ha avuto paura? Cosa la spaventa adesso?
“La sera quando mi confronto con mia moglie su questa situazione la cosa che ci fa più paura è non sapere quanto durerà, come e quando ne usciremo, è questo che mi fa più paura”.
Da proprietario della “Simone Padoin Fashion Deluxe”, atelier di abbigliamento di Seriate, come pensa che ci si riprenderà da una crisi economica come quella attuale?
“Mia moglie aveva deciso di chiudere ancor prima che diventasse obbligatorio, in linea con altri esercizi commerciali di Bergamo. La situazione economica per tutti quelli che hanno un’attività commerciale è tragica, in generale c’è gente che fa fatica a mangiare, ci sono lavoratori autonomi, partite IVA, gente che basa il proprio guadagno sul lavoro che ora non può svolgere. L’esempio dell’attività di mia moglie è quella di tanti altri: ci si trova con un magazzino pieno di merce che non si potrà vendere e che bisognerà pagare a 30, 60, 90 giorni. Penso che lo Stato dovrebbe dare una grande mano e che debba esserci solidarietà in queste situazioni, l’Europa può dimostrare il suo valore in questi gravi frangenti”.







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