Mourinho: "Inter, il rumore dei nemici che piangevano era bellissimo! Moratti disse..."

Lo 'Special One' si è raccontato in una sentito intervista concessa alla redazione de La Gazzetta dello Sport, oggi in edicola.
José Mourinho ha ricordato i suoi trascorsi all'Inter e l'addio ai nerazzurri, concedendosi ai taccuini de La Gazzetta dello Sport. Vi proponiamo un estratto della sua intervista: "[...] Avevo deciso di andare via dopo la seconda semifinale con il Barcellona, perché sapevo che avrei vinto la Champions. Moratti l'avevo preparato: senza bisogno di parole, la temperatura del nostro abbraccio in campo gli fece capire cosa volevo. Mi disse: 'Dopo questo, hai il diritto di andare'. Era il diritto di fare quello che volevo, non di essere felice: e infatti sono stato più felice a Milano che a Madrid. Il rumore dei nemici, che poi piangevano, era bellissimo: era più forte il tremore del rumore, e se ci pensa bene è la stessa cosa: quando c'è rumore è perché c'è paura".
Mourinho ha aggiunto: "Scesi dall'auto per abbracciare Materazzi perché Marco era il simbolo della tristezza di tutti noi, e di quello che deve essere un giocatore di squadra. Quando la squadra aveva bisogno di lui - Chelsea, Roma, Siena - lui era lì. Io sono cattolico e credo a queste cose: forse è stato Dio a metterlo lì contro quel muro, come ultimo giocatore che ho visto: con lui, abbracciavo tutti i miei giocatori. E dico una cosa: mi fa molto strano che oggi uno come lui - da allenatore, direttore, magazziniere, autista, non so - non sia all'Inter. Perché io ho smesso di dire che un giorno tornerò all'Inter? Lo so perché mi sta facendo questa domanda, ma io non sono pirla...".







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