Lapo Elkann: "Gianni Agnelli ha difeso il tricolore ovunque. Mio fratello John ha salvato la Fiat"
"Per mio nonno la Juve era molto. I suo legame di sangue con la maglia bianconera nasce più lontano".

Lapo Elkann, nipote di Gianni Agnelli, ha ricordato il nonno ai taccuini del settimanale Oggi. "È stato un magnifico ambasciatore del nostro Paese nel mondo. Ha difeso il tricolore ovunque da tutti gli attacchi. Ha fatto molto per questo Paese, specie nei momenti più drammatici delle crisi economiche, spendendo i suoi rapporti, la sua autorevolezza, il suo prestigio. Pensi solo a quanto si impegnò per le Olimpiadi a Torino. È uno dei pochi industriali che, anche negli anni duri del terrorismo, non ha mai pensato, come hanno fatto altri, di lasciare l’Italia. Io ero con lui negli Stati Uniti quando cercava di curare il cancro. Decise di morire nella sua Torino, vicino alla sua fabbrica. Voleva tornare nel luogo che più amava. Sai, la cosa che più mi colpiva di mio nonno era la capacità di connessione con le persone. Che fossero un industriale o un sindacalista, un pilota della Ferrari o un operaio di Maranello, un finanziere o un giornalista. Un re è inavvicinabile, lui invece era curioso della vita e del pensiero degli altri".
Sulla FIAT. "Credo che oggi sarebbe contento di vedere che quella storia continua. E bene. Merito di mio fratello John, il cui lavoro voglio elogiare. Ha decuplicato il valore del nostro gruppo lavorando con saggezza ed equilibrio. La storia della Fiat continua con lui e grazie a lui".
Infine, sulla Juventus: "Per mio nonno la Juve era molto. Era la dimensione ludica della sua vita? Non solo. Lui ha amato Platini, Sivori, Del Piero, Vialli, Zidane e, tra i tecnici, Lippi e Trapattoni. Ma il suo legame di sangue con la maglia bianconera nasce più lontano. La Juventus fu fondata da suo padre, che morì giovane in un incidente con l’idroplano che lo decapitò. Gianni Agnelli apprese la notizia dai megafoni con i quali, allora, gli strilloni gridavano i titoli dei giornali che vendevano. Qui vorrei dire una cosa. Molti pensano che mio nonno si sia solo goduto la vita, che la sua esistenza sia stata una cavalcata trionfale e spensierata. Non è così. Ha fatto la guerra, ha visto morire giovani sua madre e suo padre, ha quasi perso una gamba in un incidente, gli è morto un figlio. Forse il suo amore per la vita nasceva proprio dalla precoce e ripetuta frequentazione con la morte".








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