Icardi sconsolato: "Cerco di dare consigli, ma c'è chi ascolta e chi non vuole farlo"

Nelle ultime gare ci ha messo la faccia anche davanti alle telecamere. E sempre a Firenze ha detto un'altra verità scomoda.
"Se cerco di scuotere i compagni? Provo a parlare e a dare consigli, ma ci sono quelli che ascoltano e quelli a cui non interessa farlo". Questa frase, spesa con un filo di voce sabato notte nella pancia del Franchi, rende l'idea dei dolori del giovane Mauro. Goethe però qui non c'entra, il tormento è quello di Icardi, capitano di un'Inter da troppe stagioni uguale a se stessa. Cioè piena di ambizioni che sfumano col passare dei mesi. Di progetti che non trovano uno straccio di continuità. E quella della mancanza di leadership è una storia vecchia. Dopo il triplete, quando di gente di personalità ce n'era fin troppa, è mancato un vero trascinatore. In campo e fuori. La pesantissima eredità di Zanetti, come ricorda Gazzetta.it, è toccata in primis a Ranocchia, divorato dal carattere troppo conciliante e dagli stenti della squadra ancor prima che dalla critica. Dalla scorsa stagione, anche perchè il difensore era finito in panchina, la fascia - peraltro sempre personalizzata - è finita sul braccio di Mauro. Che a 23 anni non ha avuto problemi ad assumersi le responsabilità. L'argentino però è un introverso, difficilmente appende un compagno al muro se serve. Anche a Crotone ha provato a farsi sentire nello spogliatoio. E la frase sussurrata a SKY conferma che non è facile fare il capitano in uno spogliatoio in cui convivono lingue, etnie, personalità e atteggiamenti diversi tra loro. Grazie ai buoni risultati, Pioli sembrava aver compito anche il miracolo della moltiplicazione dei sorrisi. Tutti contenti, anche chi giocava poco o nulla. Ora che le cose vanno meno bene, ricompaiono i mugugni. Dura tenere tutti sull'attenti, soprattutto per un ragazzo che con la lievitazione dell'ingaggio - la scorsa estate, dopo il braccio di ferro Wanda-Ausilio - si è attirato anche l'invidia di altri big. Eppure Maurito, come sempre nella vita, tira dritto per la sua strada. Ed è quello che sembra soffrire più di tutti per questo blackout della squadra. Nelle ultime gare ci ha messo la faccia anche davanti alle telecamere. E sempre a Firenze ha detto un'altra verità scomoda: "Come qualità della rosa, non ci sentiamo secondi a nessuno, ma non riusciamo ancora a stare in campo da squadra, a soffrire da squadra, ad aiutarci da squadra". In attesa di vedere gli effetti che sortirà il maxi ritiro, di certo la società - delusa da alcuni elementi - in estate vuole acquistare almeno un giocatore di forte personalità per reparto.







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