Galli denuncia: "Mio figlio non morì per un incidente, la prescrizione non valga per l'omicidio!"

Giovanni Galli, ex portiere di Milan e Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista a Il Fatto Quotidiano.
L'ex calciatore di Milan e Napoli, Giovanni Galli, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista a Il Fatto Quotidiano. L'ex portiere, nel 2001 ha perso suo figlio Niccolò, all'epoca 17enne. Era una giovane promessa del calcio anche lui. Aveva fatto le giovanili nel Torino, vinto il campionato Under 17 nell’Arsenal e poi approdato nel Bologna. Tornando dall'allenamento Niccolò perse il controllo del motorino e andò a sbattere contro un guardrail in manutenzione. I giudici, in primo grado, ritennero l'episodio un incidente condannando per omicidio colposo il funzionario della ditta di costruzione che si era occupata della manutenzione del guardrail. La pena fu di un anno e quattro mesi, ma il reato finì in prescrizione prima dell’appello.
Giovanni Galli ha confessato di non avere partecipato nemmeno ad un udienza del processo: "Motivo? Perché non cercavo niente di più, mio figlio non me lo restituirà più nessuno. Però almeno pretenderei giustizia. E invece è stato tutto prescritto. Ma di una cosa sono certo: chi è stato condannato in primo grado e chi ha permesso che si potesse arrivare alla prescrizione ne risponderà davanti alla propria coscienza per tutta la vita. Chi è colpevole e chi ha cercato di ottenere la prescrizione a ogni costo, ogni volta che passerà da quella strada maledetta dove è morto mio figlio, si sentirà in grossa difficoltà, per non usare altre parole. Se uno è colpevole, la prescrizione non deve valere. Prima dell’incidente di mio figlio c’erano già due denunce di cittadini della zona secondo cui quel guardrail era pericoloso. Poi abbiamo visto com'è andata a finire. Nessuno ha mai pagato. No. Non è possibile che per l’omicidio colposo un processo possa andare in prescrizione. Ci sono casi e casi, ma questo è un reato molto grave. C’è chi non aspetta altro che la prescrizione per evitare ogni responsabilità: così gli imputati la fanno franca senza dover rendere conto a nessuno. Gli avvocati spesso usano strategie dilatorie. Per esempio, se un imputato presenta un certificato medico il giudice non può rinviare l’udienza di quattro mesi, non ci vogliono quattro mesi per guarire da un’influenza. Lo stesso succede quando non c’è un giudice, un avvocato e così via: e si dilata un processo fino a due anni. Gli imputati non hanno fatto appello contro la condanna, non contro la sentenza, perché comunque si sentivano colpevoli. Volevano una riduzione della pena e hanno ottenuto la prescrizione. Eravamo in cinque in famiglia e una parte di noi non c’è più: mia moglie si è dovuta curare, le mie figlie hanno avuto bisogno di un sostegno psicologico. Per quanto riguarda me, nonostante siano passati 19 anni, la bomba che ho dentro non è ancora scoppiata e mi sono aggrappato alla fede: giro i campi di calcio sperando che questo sia solo un brutto sogno. Ogni giorno spero di vedere Niccolò uscire dallo spogliatoio o tornare a casa, ma poi capisco che non è possibile: un giorno lo rivedrò chissà dove e tornerò a passare del tempo con lui".







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