Dello Iacovo: "Napoli e la violenza a Mergellina: ho parlato con un ragazzo"

"È un insieme agghiacciante di disvalori, violenza, incuranza per la vita umana, sottocultura della sopraffazione, idolatria consumistica del mercato", le parole del giornalista.
Rosario Dello Iacovo, giornalista e scrittore, ha pubblicato un lungo post attraverso i propri canali social in cui ha fatto il punto sul momento che vive la città di Napoli sul versante della violenza giovanile. Queste le sue parole: "A Mergellina abbiamo smesso di andarci un anno e mezzo fa, mi dice in napoletano il ragazzo che mi chiede di non scrivere niente che possa far risalire alla sua identità. Questa è brutta gente, brutta assai, ogni sabato di fronte a uno chalet famoso sul lungomare ci sono praticamente i giovani di tutti i clan di Napoli. Tanti hanno il ferro addosso. Tutti su moto e scooter costosi, macchine di lusso, musica a tutto volume. Uno si impressiona che l'hai guardato e fai una tarantella per niente. Noi non ci andiamo più da quando vedemmo una scena allucinante".
"Praticamente, uno in macchina stava urtando casualmente due su uno scooter nel traffico e quello di dietro tirò fuori la pistola battendo il calcio sul finestrino della macchina. Da allora, croce nera, mo' andiamo ai baretti di Chiaia che sono un poco più tranquilli, anche se pure là fino a un po' di tempo fa succedeva di tutto, si sono pure sparati addosso. Me lo racconta proprio mentre sono seduto a uno di questi baretti. Non c'è tantissima folla, quella si raduna il sabato. Un gruppone di studenti spagnoli brinda a non so cosa. Si respira un'aria rilassata. Non conosco più bene la movida napoletana, della quale sono stati per anni anche un organizzatore, oltre che un accanito fruitore".
"Poi me ne sono andato a Londra, da quando sono rientrato esco molto poco, quindi cerco di parlare con i ragazzi quando posso. Per farmi un'idea sulla base delle testimonianze di chi Napoli di notte la vive davvero, evitando di assecondare pedissequamente la narrazione sempre uguale dei quotidiani che ogni lunedì riportano l'evergreen di un bollettino di guerra. Al di là comunque degli stereotipi inevitabili, col pezzo che dà voce all'assessore, al presidente della Municipalità, ai vigili, ai gestori dei locali, al lamento eterno dei residenti che vogliono dormire, resta che le cose accadono davvero. L'agguato a un ventenne che a quanto ho letto resterà paralizzato, una settimana prima".
"Vicenda che però mi sembra coincidere solo incidentalmente con la movida. La morte di Francesco Pio Maimone a soli 18 anni, del tutto estraneo al litigio scoppiato. Ovviamente, non c'ero, ma leggere la ricostruzione con la scarpa Luois Vitton da mille euro sporcata, la risposta del rivale: "te ne compro dieci", la pistola che compare e suscita quasi ilarità perché pensano che sia finta. Infine, i colpi esplosi per dimostrare invece che quell'arma da fuoco è vera. Così vera da stroncare la vita di un ragazzo quando era appena cominciata".
"È un insieme agghiacciante di disvalori, violenza, incuranza per la vita umana, sottocultura della sopraffazione, idolatria consumistica del mercato. E il dramma è che lo stesso scenario è dappertutto, al netto delle specificità dei singoli territori che incidono sul grado di efferatezza dei fatti e sulla loro frequenza. Anche a Londra, la cronaca nera è occupata per buona parte dalla triste teoria di giovani che attaccano e spesso uccidono altri giovani. E la stessa cosa accade anche in altri paesi perché quella degli influencer e il sogno di vivere nel lusso a Dubai è una narrazione globale che fa danni ovunque. Un disastro del quale non può che essere responsabile il mondo di merda nel quale viviamo".








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