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Criscitiello: "Il capitano del Sassuolo era un folle, napoletano coi capelli rossi: il pitbull"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Criscitiello: Il capitano del Sassuolo era un folle, napoletano coi capelli rossi: il pitbull

Il giornalista nel suo editoriale settimanale ha messo in evidenza la situazione del Sassuolo evidenziando un retroscena storico.


Michele Criscitiello, nel suo editoriale su tuttomercatoweb.com si sofferma sulla situazione del Sassuolo, evidenziando: "Siamo bravi sempre a riempirci la bocca che all'estero c'è qualcuno più bravo di noi e i modelli sono sempre altrove. Poi quelli che abbiamo in casa non li consideriamo perché non fanno notizia, nemo propheta in patria. Prendete il caso del Sassuolo. Ormai la consideriamo una realtà consolidata del nostro calcio, un po' come l'Udinese, quindi diamo tutto per scontato. Un giorno poi arriverà ESPN dagli Stati Uniti, ci farà un documentario e, allora, tutti diremo "ma avete visto che hanno fatto a Sassuolo...?" Conosco questo paesino per due ragioni e mi è entrato subito nel cuore. Nel 2005, quando Sportitalia mi fece fare i provini a Milano, scendendo mi fermai a Sassuolo perché in C2 giocava un mio amico, ex Avellino, Marco Vianello. Era il Sassuolo di Remondina".


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Poi aggiunge: "In attacco Masucci, Sforzini, Vianello. Il capitano era uno del posto, un folle ma fortissimo. Come si chiama? E chi si ricorda... Terzino un napoletano con i capelli rossi, lo chiamavano il pitbull. Se non sbaglio in porta c'era Pomini. Dissi al mio amico "ma dai, ma dove giochi?" Vedevo gli allenamenti ma era un paese piccolo che mai avrei creduto potesse fare un miracolo del genere. Il paese è rimasto piccolo, accogliente, con gente sana. Conoscevo Sassuolo anche perché a 100 metri dal Ricci abita un ex Producer di Sportitalia. E chissenefrega... Poi questo piccolo paesino, nelle mani di un grande imprenditore e di ottimi dirigenti, è diventata una colonia del calcio italiano, dove la Juventus prende Demiral, il Barcellona fa affari con Sassuolo e da piccola realtà si è trasformato in laboratorio calcistico. L'esplosione in due fasi: quando finalmente vinse il maledetto campionato di serie B e adesso. Oggi perché c'è una triade perfetta che si completa come un puzzle della scimmia George. Giovanni Carnevali è la mente, quello che amministra, quello che fa la politica molto meglio dei finti politici del pallone. Esperienza di marketing ma, da subito, si è calato perfettamente nella parte del manager calcistico. I risultati si vedono. Il centro sportivo appena inaugurato, lo stadio di proprietà anche se in un'altra città, ma sempre con un occhio di riguardo al territorio. Perché a Sassuolo non sono mica scemi e non capiscono perché ogni anno le finali Primavera, con grande visibilità, si disputino sempre al Ricci. Un regalo alla comunità. Poi c'è Giovanni Rossi, Direttore Sportivo, il quale ha finalmente trovato a Sassuolo la sua dimensione. Può esprimersi al meglio e può fare quello che dovrebbe fare un DS. Occuparsi della squadra e del mercato in linea con l'allenatore. A Cagliari aveva le mani legate e non poteva dimostrare quello che era il suo reale valore. In chiusura la mano dell'allenatore. La mano perfetta di un mister che arriverà dove merita perché oggi De Zerbi non ha nulla a che invidiare a Giampaolo, Sarri e Conte. De Zerbi è il vero nuovo che avanza ma, al contrario di suoi colleghi, una volta arrivato in cima guarda sempre sotto e non si dimentica da dove è arrivato. Non fa il fenomeno e non guarda con la puzza sotto il naso i campionati minori che gli hanno dato la possibilità di fare esperienza. Serie D e serie C. De Zerbi non è solo allenatore ma anche scopritore di talenti, grazie alla sua malattia di guardare partite di tutti i campionati e di tutti i Paesi: l'ho spesso trovato sui campi di serie D... uno così non può non fare carriera!".


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