Capuano: "Mertens forte, il mio pensiero su Conte e Allegri ed il sogno nel cassetto"
Ezio Capuano, allenatore del Giugliano, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha ripercorso alcuni punti fermi della sua filosofia di vita.

Eziolino Capuano, allenatore del Giugliano, ha rilasciato un'intervista al quotidiano Il Mattino ed ha affrontato diversi temi tra cui alcune regole che detta ai suoi calciatori, come ad esempio "togliere gli orecchini nel parcheggio". Ma ce ne sono altre ancora più dure.
"Il mio calcio è come “Il sabato del villaggio” di Leopardi. Non esiste la gioia, ma l’attesa della gioia. Quando si materializza finisce lì. Se vai in fondo è l’attesa che ti fa vivere la gioia - ha spiegato Capuano - mentre il calcio è passione unito al sentimento. Non è un lavoro come tanti. Il mestiere di allenatore è come quello del prete: devi avere la vocazione e l’entusiasmo da trasmettere alla squadra e alla città. Quando manca devi smettere perché diventi piatto. E io non voglio diventarlo mai".
Poi ha continuato: "Quando finirà la mia carriera? Smetto quando voglio io. Il mio soprannome preferito? Eziolino. Piatto preferito? Ravioli. La gioia più grande? La nascita dei miei figli. La delusione più brutta? Trapani. Slogan? Vincere è un desiderio di tutti, sapersi preparare alla vittoria è un privilegio di pochi. Contrario a musica nello spogliatoio, a favore al ritiro prima della partita. Contrario a orecchini e tatuaggi. Conte? Forte. Allegri? Fortissimo. Mourinho? Intelligentissimo. Mertens? Forte. Avrei fatto il magistrato se non avessi fatto l'allenatore. Sogno nel cassetto? Vivere la vita costantemente pensando di migliorare sempre".
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