Cafù: "Ho giocato con Sheva, Bebeto e Ronaldo, ma un altro poteva essere il più forte al mondo"

L'ex terzino di Roma e Milan, Campione del Mondo due volte con il Brasile, ha parlato di un talento mai esploso a livello mondiale.
Attraverso la partecipazione ad un podcast in Brasile Marcos Cafù, storico terzino rossonero, racconta l’immenso talento di un talento mai esploso nel calcio italiano: “Quando Pato è arrivato al Milan Kaladze lo marcava e lo affrontava da sinistra, Maldini centralmente e io da destra. E Nesta, quando Pato passava, gli faceva uno sgambetto".
Poi aggiunge: "Un giorno eravamo io, Maldini e Nesta… Dissi a Kaladze che stava entrando troppo duro e che doveva fare più piano, altrimenti avrebbe fatto male al ragazzo. A Pato quindi dicevo che se Kaladze lo avesse colpito forte ci avrei pensato io. C’era un allenamento uno contro uno, ma nessuno voleva andare contro Pato. Maldini diceva a me di andare e viceversa. Ci dicevamo che non potevamo prenderlo. Quando Pato è arrivato, dopo due mesi ho detto a Serginho: “Uno dei migliori attaccanti della storia del calcio brasiliano è davanti a noi”.
"Alexandre l'ho accolto come un figlio. La sua vita, all'inizio, era stare con i miei figli. Dicevo a loro: 'Chiamate Pato, state con lui, non lasciatelo da solo a casa'. Uscivo a cena, andato a prenderlo a casa per non lasciarlo solo. In Pato ho visto un potenziale che non vedevo da tanto tempo. E ho giocato con Romario, Bebeto, Ronaldo, Edmundo, Inzaghi, Sheva, Batistuta... Pato poteva essere il più forte al mondo". Ha concluso Cafù.








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