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Belotti, il fratello: "Mi telefonò e disse: "Manuel, tu non hai idea quanto mi tremassero le gambe""


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Pubblicato nella sezione Interviste
Belotti, il fratello: Mi telefonò e disse: Manuel, tu non hai idea quanto mi tremassero le gambe

Il fratello di Andrea Belotti ha parlato del bomber del Torino e l'esperienza che sta vivendo nella lotta al Covid 19.


Manuel Belotti, fratello del centravanti del Torino Andrea (accostato più volte al Napoli, ndr), è un cuoco e fa parte del corpo degli Alpini di Bergamo. Insieme a tanti volontari non solo della Protezione civile, seguendo l'esempio del papà, stanno costruendo un ospedale da campo per i malati di Covid-19. Ecco quanto rivelato sulle pagine di Tuttosport:  "La Protezione civile ci ha chiesto aiuto e io ho subito detto sì, ovviamente. Ora ci siamo quasi: se tutto va bene, tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima l’ospedale sarà funzionante. Ci saranno circa 140 posti letto tutti per malati Covid, tra terapia intensiva e degenza. In questi giorni sto cucinando per gli Alpini e i volontari che li aiutano nell’allestimento dell’ospedale. In tutto, almeno 150 persone. E’ molto faticoso: anche per via delle mascherine che dobbiamo indossare. I fumi dei pentoloni sul fuoco si raccolgono lì dentro, per cui respiri perennemente aria calda. E poi immaginate: solo 2 cuochi per tutta questa gente, sia a pranzo sia a cena. E 7 giorni su 7, naturalmente".


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Manuel, aggiunge: "Cuciniamo di continuo fin dalle 8 e mezzo del mattina, quando iniziamo a preparare i pasti d’asporto per chi va in giro con i camion per recuperare il materiale necessario all’ospedale. Quando torno a casa, mai prima delle 22, sono sempre stanco morto. Ma anche orgoglioso di ciò che faccio. Mio fratello?Andrea è sensibile, si è già impegnato anche lui da Torino in attività benefiche per aiutare gli ospedali di Bergamo. Per mio fratello la maglia granata è il colore della svolta della sua vita, della carriera. E la ama per davvero, ve lo posso assicurare. Basta che vi riveli cosa successe quando lesse per la prima volta i nomi dei caduti a Superga, nel suo primo 4 maggio da capitano. Mi telefonò e mi disse: “Manuel, tu non hai idea quanto mi tremassero le gambe”. 


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