Auriemma: "Razzismo? Sono stufo, ecco cosa intendevo"

Il telecronista-tifoso di Mediaset, Raffaele Auriemma, attraverso il proprio sito, ha voluto chiarire alcune sue dichiarazioni rilasciate ieri nel corso del programma di Italia 1 "Tiki Taka".
Il telecronista-tifoso di Mediaset, Raffaele Auriemma, attraverso il proprio sito, ha voluto chiarire alcune sue dichiarazioni rilasciate ieri nel corso del programma di Italia 1 "Tiki Taka": "Poichè qualche sito ha superficialmente trattato un mio ragionamento sulla questione "razzismo allo stadio", per l'ultima volta entro nell'argomento: mi sono stufato di chi scrive o sente le mie frasi solo per metà. Ripeto: per me i cori che sento allo stadio sono il frutto di ignoranza più che di razzismo. Il sentimento di emarginazione è quello che hanno vissuto i nostri antenati, quando lavoravano al Nord e davanti ai locali trovavano la scritta: "vietato l'ingresso ai cani ed ai napoletani". Frequento gli stadi italiani da circa 30 anni e certi slogan allo stadio non mi feriscono nell'intimo, mi fanno sorridere perchè mi sento talmente superiore di chi li intona, quasi da sfiorare io il razzismo definendo loro ignoranti. Nel corso della trasmissione Tiki Taka ho detto, in risposta ad un tifoso del Milan che diceva "quei cori li abbiamo sempre fatti' che aveva ragione, perchè anche io li ho sempre sentiti e mi chiedo come mai li puniscono soltanto adesso con la chiusura delle Curve. Forse il sentimento del razzismo esiste da quest'anno è non nel campionati precedenti? Il mio ragionamento (forse troppo raffinato per qualcuno) tendeva ad evidenziare la pochezza e l'inutilità della giustizia sportiva, talvolta pericolosa perchè tendente a compensare certi provvedimenti. Temo questa stretta repressiva, perchè non vorrei ( come da me ribadito sempre su Italia1) che domani al primo accendino che brilla al San Paolo, si chiederà di chiudere il settore perchè "è stato acceso un fumogeno". E poi, sulla storia del colera che qualcuno in studio aveva evidenziato esserci stato a Napoli, ho ricordato che si tratta di casi episodici ad inizio anni Settanta e "non vorrei l'avessero portato i Lanzichenecchi" in ricordo della peste che, quella sì, colpì duramente la Lombardia nel 1630. Se vale il principio dello "scripta manent" allora stavolta il mio pensiero non potrà essere più equivocato da chi non capisce che chi difende Napoli in tv, evidenziando i favori pro Juve, poi non può cambiare la barricata e schierarsi con gli avversari un istante dopo. Ho tanti difetti, ma la coerenza nessuno me la potrà mai negare".







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