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"Quella notte con Careca a casa di Maradona", il retroscena inedito di Branchini

Il racconto dell'ex agente di Antonio Careca risalente al 1988: "Suonò il telefono, era Maradona: vieni da me, gli disse".


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

25/12/2020 23:12 - Altre notizie
Quella notte con Careca a casa di Maradona, il retroscena inedito di Branchini

Il giorno 1 maggio 1988 il Napoli perse lo scontro Scudetto con il Milan al San Paolo per 3-2 (segnarono nell’ordine Virdis, Maradona, ancora Virdis, Van Basten, Careca, ndr). Grande rammarico in casa azzurra. A raccontare le ore successive a quel match è Giovanni Branchini a calciomercato.com: "Ero a casa di Careca, c’era anche sua moglie. Stavamo guardando la tv, forse Domenica Sprint. Suonò il telefono, era Maradona: vieni da me, gli disse. Stavo per tornare in albergo, Diego volle che andassi anch’io. Lo conoscevo da tempo, era un grande appassionato di pugilato, aveva anche un sacco nella palestra di casa. Spesso ne parlavamo, io e lui. Noi avevamo gestito in precedenza anche due argentini campioni del mondo, Horacio Accavallo e Miguel Angel Cuello, e lui era curioso, voleva sapere tutto”.


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Il racconto prosegue: “Maradona e Careca erano abbattuti, avviliti, ma soprattutto volevano confrontarsi tra di loro per capire come rilanciare il Napoli, come sfidare di nuovo quel grande Milan, come colmare il gap che era apparso evidente a tutti e ovviamente anche e soprattutto a loro. Era una situazione strana, speciale: un fuoriclasse unico, Diego, e un altro talento eccezionale, Antonio, si sentivano non dico in colpa, ma comunque responsabili della sconfitta, e volevano che non ricapitasse. Servirebbe un romanziere per descrivere quell’atmosfera. E attenzione, nei confronti degli avversari, dei giocatori del Milan, non provavano sentimenti negativi, ma soltanto ammirazione. Perché i campioni apprezzano i campioni, non li invidiano mai. L’invidia appartiene ai piccoli giocatori che popolano oggi il nostro calcio, Maradona non la conosceva. Ci pensavo mentre loro parlavano e poi cenammo, prendendo quel che c’era in fondo al frigo e alla dispensa. Avevano perso la partita della storia, quella che in quel momento era la sfida della vita, e allora avvertivano il peso terribile della sconfitta e pensavano a come avrebbero potuto prendersi la rivincita”.


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Branchini conclude: “Negli anni successivi c’è stato chi ha raccontato storie incredibili su quello scudetto perso dal Napoli, anzi vinto dal Milan. Hanno detto che c’era dietro la malavita, che era tutto organizzato, preparato. Illazioni. Ecco, avrei voluto che certa gente fosse lì, a casa di Diego, quella notte, a respirare la mestizia e la tristezza. Avrebbe subito smesso di dire o anche solo di pensare menzogne del genere”.


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