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Beccantini: "Brutta notizia, ci ha lasciato una firma storica del giornalismo italiano"

Non si è mai abbastanza preparati a un brutta notizia: soprattutto se coinvolge un amico che era un maestro, oltre che un grande giornalista.


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21/03/2018 21:30 - Altre notizie
Beccantini: Brutta notizia, ci ha lasciato una firma storica del giornalismo italiano
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Roberto Beccantini, firma storica del giornalismo italiano, ricorda, attraverso il suo profilo Facebook, Giuseppe Pistilli, storico giornalista scomparso: "Non si è mai abbastanza preparati a un brutta notizia: soprattutto se coinvolge un amico che era un maestro, oltre che un grande giornalista. Ci ha lasciato, a 79 anni, Giuseppe Pistilli. Viveva a Roma, con l’adorata Sandra, lui molisano di Campobasso. Uomo di cultura brillante, e non solo perché laureato, firma storica del giornalismo italiano, e non solo del Corriere dello Sport-Stadio".


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"Aveva la passione per la scrittura e per i cavalli, giocava battitore libero nelle partite tra colleghi, arrivò fino alla vice-direzione, e probabilmente si sarebbe arrampicato fino alla direzione se sul più bello, negli anni Ottanta, un male che sembrava incurabile non lo avesse sbalzato di sella. Dico «sembrava» perché Giuseppe lo vinse: e la chemio di allora, credetemi, non era la chemio di oggi".


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"Quante trasferte insieme, quanti stadi aperti, quanti cazziatoni. Coniò il termine «fusignanista», in onore dei devoti di Sacchi al cui vangelo inflisse fior di recensioni. Gli piaceva risalire all’origine delle parole, mi investiva di indovinelli e se per caso, a proposito di libeccio, non mi veniva subito in mente Libia, mi canzonava".

"Si convertì al computer con la riluttanza di coloro che al progresso «purché corra» prediligono la lentezza della «cucina»: un patrimonio, non una seccatura. Passava dal trotto al sistema di Chapman con la classe di chi può permettersi persino di essere ispido, tanto era il vantaggio che aveva sul gregge". 

"Ogni lunedì mi chiamava o lo chiamavo. Critiche, suggerimenti, motteggio. Si sentiva dimenticato, e l’orgoglio ferito lo portava a essere scontroso anche con i giovani-non-più-giovani che aveva allevato, scortato. Lo stesso orgoglio che l’ha spinto a tirare su il ponte levatoio della vita e isolarsi, e aspettare". 

"Ciao, Pist: grazie di tutto".


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