Sigaretta e tuta, il "dress code" di Sarri non piacque a Berlusconi
Come racconta l'edizione odierna di Repubblica, Sarri si era convinto di poter aprire un ciclo lungo e felice, in Toscana.

Come racconta l'edizione odierna di Repubblica, Sarri si era convinto di poter aprire un ciclo lungo e felice, in Toscana. Come sir Alex Ferguson al Manchester United, naturalmente con le debite proporzioni. Ma gli exploit del terzo anno alla guida dell'Empoli, superiori (forse) perfino alle sue più rosee aspettative, gli hanno di colpo cambiato vita e prospettive: proiettandolo in un'altra dimensione. "In campo facevano sempre le stesse cose, però sono arrivati dalla Cina a studiare i miei metodi di lavoro...". Alle porte del Castellani bussò per primo il Milan, perdendo però l'attimo fuggente. Raccontano cha a Berlusconi non piacesse il "dress code" di quel maestro di calcio: rigorosamente in tuta e con la sigaretta tra le labbra. Il look provinciale non impressionò al contrario Aurelio De Laurentiis, che ha privilegiato la sostanza e ha deciso di portarlo a Napoli: con un blitz coraggioso e allo stesso tempo sorprendente, in una notte di metà giugno. Stupore generale, soprattutto tra i tifosi delle due squadre. A Napoli è montato quasi subito lo scetticismo, accentuato dai risultati negativi delle prime due giornate di campionato. A Empoli qualcuno c'è rimasto male, invece, perchè Sarri era un'istituzione e sembrava destinato a rimanere a lungo. Ma i più hanno capito e lo accoglieranno tra gli applausi, domani pomeriggio al Castellani. Per il tecnico la panchina azzurra era un'occasione troppo importante e non poteva far passare anche l'ultimo treno: dopo una carriera vissuta in provincia.
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