Marolda non ci sta: "Non esiste un Napoli 2, giocata la faccia contro quei guai neri..."
Francesco "Ciccio" Marolda, decano dei giornalisti, sulle pagine del Corriere dello Sport ha analizzato la sconfitta del Napoli contro l'Atalanta nel quarto di finale di Coppa Italia.

Francesco "Ciccio" Marolda, decano dei giornalisti, sulle pagine del Corriere dello Sport ha analizzato la sconfitta del Napoli contro l'Atalanta nel quarto di finale di Coppa Italia. Non sono mancate bordate alla gestione tecnica: "Bene, se per le scelte di Sarri c’era curiosità - e un poco c’era -, ora non c’è più. Risolta. Cancellata. Adesso è chiaro: la Coppa Italia era il loro territorio. Era il mondo, lo spazio, lo spasso, l’occasione per chi ha sempre giocato poco. Ma non è bastato. Non poteva bastare per non patire e per non rimetterci la faccia e anche la coppa. Eppure era già capitato negli ottavi contro l’Udinese di soffrire. Una lezione non capita, è chiaro. Una squadra troppo rivoltata per ritrovarsi contro quei guai neri che per il Napoli sono sempre stati Gasperini e l’Atalanta. Ma l’addio alla coppa Italia non può essere indolore. Non può passare inosservata. Qualcosa deve far pensare. Deve far riflettere. Tanto per cominciare: che non esiste un Napoli Due. Ce n’è uno solo. Ristretto. Contato. A tratti affaticato, seppur felicemente e meritatamente primo in campionato. Poi: questo Napoli così ristretto, contato, spremuto, può fare una cosa per volta e non due o addirittura tre. Esempio: primo in campionato, ma fuori della Champions e ora pure dalla coppa nazionale. Ancora? Ecco: con la non grande ricchezza di qualità e quantità della panchina, per questa squadra un paio di cambi contemporanei sono già tanta roba. Figurarsi se, come stavolta di cambi ce ne sono stati sei o sette.
Ecco perché raschiare il mercato d’inverno per provare a migliorare la qualità dei titolari, certo, ma soprattutto per dare più libertà e generosità di scelte all’allenatore diventa un obbligo, una necessità per non compromettere quel futuro che si chiama campionato. Perché dopo tre anni di buon calcio e di entusiasmi la Napoli del pallone oggi - e non domani - chiede al club e all’allenatore di trasformare in scudetto tanto lavoro e tantissima passione. Responsabilità, pressione che l’allenatore probabilmente avverte e per questo, probabilmente, per la prima volta s’è spinto a chiedere rinforzi. Però gente forte, già formata, pronta a far parte del ristretto gruppo titolare. Insomma il Napoli primo in campionato a metà stagione, non vuole commettere gli errori del passato. Non vuol perdere l’occasione per respingere gli attacchi della Juve, che resta il pericolo più grande. Gennaio mese di svolta, dunque. Mese di verità. Uno, due colpi di quelli che fanno differenza e scudetto più vero e più vicino. Poi toccherà all’allenatore avere idee chiare per le scelte iniziali e anche per i cambi. Insomma, mai più come contro l’Atalanta".
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