Auriemma: "Giovani talenti o top player? Conta solo una cosa: vincere"

La squadra verrà potenziata qualora dovesse andar via uno dei tre tenori, oppure De Laurentiis metterà mano a un progetto-giovani? Lo sapremo presto.
Ma la coppa Italia è un punto di partenza o arrivo? Il quesito non turba la festa per un successo che proietta finalmente il Napoli in quella dimensione che sembrava vincente solo con il marchio di Maradona, ma chiederselo è necessario. Doveroso. Così come sarà utile individuare e decidere le linee programmatiche non oltre la scadenza di questa settimana. Si andrà avanti con la stessa guida tecnica? La squadra verrà potenziata adeguatamente qualora dovesse andar via uno dei tre tenori, oppure De Laurentiis metterà mano a un progetto-giovani? Lo sapremo presto. La poderosa crescita del Napoli ha rinfrescato il sapore della vittoria e non sarebbe facile riadattarsi ad un'esperienza che faccia il verso al "green power" dell'Udinese. "Dopo la coppa Italia, sotto con lo scudetto": è il pensiero della gente. Già, il tricolore: ma il Napoli potrebbe battersi per un traguardo così ambizioso, con un nuovo allenatore in panchina e in campo un manipolo di "talenti in erba"? Magari sì, anche se sembrerebbe più probabile di no. Il calcio lo insegna, basta poco per passare dai trionfi roboanti alla delusione collettiva. "Veni, vidi, vici". Non sarà stata la vittoria di Giulio Cesare contro Farnace, però alzare sotto il cielo di Roma quel trofeo tricolore è servito per allentare le tensioni della piazza. Non oggi, ma già domani e fino a sabato, ogni giorno sarà buono per l'atteso incontro nella Capitale tra Mazzarri e De Laurentiis. Un anno fa la rottura tra allenatore e presidente fu scongiurata dall'opera di ricucitura esercitata con sapiente acume dal direttore generale Marco Fassone, da ieri un rimpianto ex. E quest'anno, come finirà il vertice tra di loro? Ma soprattutto, c'è la volontà di continuare il percorso in comune? Viste le tante telefonate fatte da De Laurentiis agli allenatori tra i più svariati (da Zeman a Montella, passando per Sannino) si respira un'aria di divorzio dopo due anni e mezzo di gratificazioni e contrasti. Tutto è possibile e a Napoli ogni cosa si può accettare, finanche l'addio di un beniamino come Lavezzi, purchè il tutto avvenga nel massimo della trasparenza e se le motivazioni addotte rappresentano il frutto di una politica di crescita continua e non di sacrifici finalizzati ad un risparmio che sarebbe incomprensibile alla luce del fatturato stagionale: circa 150 milioni di euro. Napoli non pretende i top player, anche se li meriterebbe sempre, ma nemmeno può accettare l'idea di ragazzini volenterosi e troppo immaturi per reggere il peso di una piazza che lo canta allo stadio durante tutte le partite: "noi vogliamo vincere".
Fonte: Raffaele Auriemma per il Corriere del Mezzogiorno






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