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Milan-Napoli, Sacchi: "Evani era teso perché doveva marcare De Napoli, sapete cosa gli dissi?"

Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan, ha raccontato un aneddoto che ha per protagonista anche il Napoli.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

27/12/2020 10:24 - Interviste
Milan-Napoli, Sacchi: Evani era teso perché doveva marcare De Napoli, sapete cosa gli dissi?

L'ex commissario tecnico della Nazionale, Arrigo Sacchi, è stato intervistato dalla redazione di Milannews.it svelando anche un retroscena: "Mi ricordo che una volta, contro il Napoli, Evani era teso perché doveva marcare De Napoli che aveva un grande passo. Mi ricordi che gli risposi di non essere preoccupato perché la squadra lo avrebbe aiutato. L’unione di intenti è e sarà sempre il segreto nel calcio. Scartavo i giocatori che avevano un eccesso di protagonismo o di egoismo e le persone invidiose e avide. Ricordo che non volli giocatori che erano fenomenali ma che avrebbero minato l’integrità del gruppo. Ricordo che una volta dissi a Berlusconi riguardo un giocatore che il suo innesto sarebbe stato come inserire un cantante neo-melodico in un’orchestra rock. La prima cosa che guardavo era il lato umano e professionale. Al Milan, in questo senso, ho trovato giocatori bravissimi come per l’appunto Paolo. C’erano grandi uomini ma che all’inizio faticavano a relazionarsi in campo. Una delle prime cose viste in allenamento fu il posizionamento del corpo rispetto al pallone in possesso dell’avversario e non tanto sul giocatore che aveva la sfera tra i piedi. In relazione a questo la squadra si muoveva collettivamente, insieme e in armonia. Eravamo una squadra connessa".


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Sacchi ha poi parlato anche del Milan attuale: "Maldini, Pioli e Gazidis hanno creato armonia e stima tra le parti. Questo crea un gruppo sinergico e che sta dando il meglio di sé. Maldini è un ragazzo intelligente. Io l’ho avuto quando era molto giovane ma aveva già giocato due campionati in Serie A di alto livello. Io avevo un particolare modo di scegliere i giocatori. Essendo abituato alla povertà e essendo abituato ad allenare anche in squadre di prima o seconda categoria, andavo in società che erano abituate a lottare per la salvezza. Non avendo molti soldi da spendere puntavo sull’entusiasmo, sulla modestia e sull’intelligenza di questi ragazzi. E questo l’ho fatto anche con il Milan".


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