M. Perillo: "Coppa Italia, gioia da scudetto. E a gennaio feci una 'profezia'..."

Il giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Marco Perillo, nel suo editoriale per AreaNapoli.it
Ci si sveglia in un altro modo, la mattina, col sapore della Coppa Italia ancora fresco in bocca. I festeggiamenti sono andati, notte di follia ad inseguire il bus coi nostri eroi in festa; nei nervi e sulla pelle ancora una sensazione di trionfo, quasi di riscatto. Io avevo sì e no 6 o 7 anni quando il Napoli di Maradona vinse il suo secondo scudetto. Fu quella la prima partita degli azzurri che abbia mai visto, davanti alla tv. Ricordo il gol di testa di Baroni, poi una festa infinita. Io vi partecipai coi miei genitori e i mie nonni al Rione Alto, dove abitavamo. Ricordo i clacson, i palloncini colorati, le sciarpe, gli striscioni color cielo e un tizio vestito da Diego, con una grossa e riccioluta parrucca in testa, che si affacciò da un balcone e tenne una specie di comizio. Con un "battesimo" così, negli anni a venire non si poteva non diventare tifoso partenopeo. Purtroppo, però, crescendo furono più gioie che dolori, dalla Coppa Italia persa malamente col Vicenza alle retrocessioni in B, fino all'inferno della C. Ma la fede è rimasta fede, anche se più volte mi sono detto "Che cavolo: non può andare sempre così. Magari tra una decina d'anni vinceremo pur qualcosa". E oggi quel momento è arrivato. Anche se non si può paragonare alla vittoria di uno scudetto, la sensazione di domenica notte è stata proprio che quei momenti fossero tornati. Allora mi sono ricordato di una cosa: di una mia piccola "profezia" personale. Proprio sul sito AreaNapoli.it, alla vigilia della prima gara di Coppa contro il Cesena al San Paolo, a gennaio. Scrissi queste parole: "L'ultimo precedente in Coppa Italia tra Napoli e Cesena fu nel 1986-87, quando il Napoli sconfisse i romagnoli 3-1 (Diego segnò anche un bel gol). Lo stesso anno (quello del primo scudetto), il 10 di sempre avrebbe alzato al cielo la Coppa Italia, che da allora gli azzurri non avrebbero più vinto. Allora mi sono detto "Che strano; chissà se è un segno, una premonizione o un buon auspicio, proprio adesso che dobbiamo giocare col Cesena. Fermo restando che il per lo scudetto la strada si è messa storta e che la vittoria della Champions realisticamente è un'utopia, perchè non provare davvero a vincere questo titolo? Dopo Diego, qualcun altro, prima o poi, dovrà alzare un trofeo al cielo. Cavani o il Pocho sarebbero perfetti". Detto, fatto. E chissà che nella vita le coincidenze davvero non vogliano dire qualcosa.






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