Napoli, 24 febbraio 85. Mamma e figlio al San Paolo per Maradona: "Non è possibile!"
Un bellissimo racconto sulla pagina "La Napoli bene", in ricordo di una giornata fantastica per tutti i tifosi partenopei.

In un post a firma di McBlu76, sulla pagina "La Napoli bene", un bel racconto su una giornata fantastica per tutti i tifosi partenopei: "Miano 24 febbraio 1985. Una ragazzina ed un bambino, un motorino improponibile, due panini con la frittatina ed un biglietto. Soprattutto un biglietto, che da qualche giorno non ci dormivo la notte. Avevamo fatto un po’ di volantinaggio nei giorni precedenti che mamma me l’aveva promesso. “Se mi danno i soldini puntuali domenica ce ne andiamo allo stadio”. Così ci trovammo al San Paolo per Napoli Lazio, in curva, a vedere Diego. Non c’erano sediolini, quei sediolini rosso sbiadito di m**da che ci sono stati per anni, era tutto un gradone grigio, enorme, bellissimo. Eravamo piccini io e mamma, ma ci infilavamo, davamo vita alla nostra piccola battaglia per trovarci il posto migliore o quello meno peggio, che ogni tanto qualcuno ci provava: "Signurì faciteve chiù allà o criatur se pó fa mal”.
Poi si legge: "Mia mamma era una ragazzina guerriera, io un bambino assai guappo quando si trattava di Napoli, stavamo dove c’era il bordello e nessuno ci muoveva da lì, la rimanevano, ringhiando. Il primo tempo finì zero a zero, ma il Dieci incantò. Il signore che mi stava davanti ripeteva senza soluzione di continuità “Nun è possibil” solo questo, ogni volta che Diego toccava il pallone. Dei secondi ‘45 ricordo tutto e niente. Un retro passaggio azzardato e Lui che ha già capito, è già lì, a stopparla e schiaffeggiarla di collo esterno, un’esecuzione che anni dopo ripeterà all’Olimpico contro la Roma. Il raddoppio fu un autogol, palla dentro palla fuori, dallo stadio non si capì un cazzo, l’arbitro indicó il centrocampo e all’epoca funzionava così, gol e basta, nessuno poteva togliertelo più. Poi il tempo si fermò. Un lancio lungo, un’uscita a cazzo del portiere, il centrale laziale che ancora una volta non si rese conto di trovarsi al cospetto di D10s, uno stop impregnato di una confidenza che all’argentino non potevi concedere. Diego gli prese tempo e pallone, e poi annunciò al mondo che lui era lì, venuto a prendersi la storia. Calció effettuando una torsione senza senso, cadendo, scoordinato e coordinatissimo come solo lui sapeva fare. Il pallone scomparve nel sole e riapparve all’incrocio dei pali, con il portiere che ci cadde in quella porta, finendo per diventare un tutt’uno con la rete, mortificato in un tentativo che palesó l’inadeguatezza di chi, trovandosi al cospetto del sovrannaturale, invece di inchinarsi prova ad opporsi, finendo per fare la fine del Loco Hugo Gatti anni prima, annichilito dal genio. Diego la chiuse in surplace, mettendola in porta anche da calcio d’angolo, dopo un paio di tentativi. “Nun è possibbil “ continuava a ripetere quell’uomo, “ Nun è possibbil” urlava stravolto, paonazzo, ubriaco di amore e di passione, di speranza e follia. Napoli quel giorno vide, Napoli quel giorno seppe, Napoli quel giorno capì che si trattava solo di aspettare". La partita richiamata è ovviamente Napoli-Lazio 4-0 con tripletta di Maradona.










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