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Urla nei vicoli e offese, le reazioni dopo il pentimento di Genny. Potrebbe svelare i rapporti camorra-ultras

Gennaro De Tommaso fu colui che il 3 maggio del 2014 nello stadio Olimpico di Roma intavolo' una trattativa prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

07/03/2019 11:44 - Altre notizie
Urla nei vicoli e offese, le reazioni dopo il pentimento di Genny. Potrebbe svelare i rapporti camorra-ultras

L’ultras del Napoli Gennaro De Tommaso, soprannominato “Genny ‘a carogna“, e’ diventato un collaboratore di giustizia. Lo riferiscono oggi alcuni quotidiani. Gennaro De Tommaso fu colui che il 3 maggio del 2014 nello stadio Olimpico di Roma intavolo’ una trattativa prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina segnata dal grave ferimento a colpi di pistola di Ciro Esposito che morira’ 53 giorni dopo in ospedale. Genny, oltre ad essere in contatto con le frange estreme del tifo azzurro, e’ stato anche condannato per traffico di sostanze stupefacenti. Il Tribunale di Napoli lo ha condannato, pochi mesi fa, a 18 anni di carcere.

Come si legge sul sito InterNapoli.it le avvisaglie di pentimento ci sono state quando Gennaro De Tommaso ha revocato il suo storico difensore. Da allora, nei vicoli di Forcella si è diffusa con sempre maggiore insistenza la voce di una disponibilità a collaborare con la giustizia da parte dell’ex capotifoso. Oggi Gennaro De Tommaso, conosciuto come “Genny ‘a carogna“, è in carcere in seguito a una condanna a 18 mesi per traffico internazionale di sostanze stupefacenti e avrebbe deciso di collaborare con le autorità.


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A capo di un giro che controllava la cocaina in arrivo dal Sudamerica, ha ricevuto anche un Daspo di 8 anni ed è stato arrestato per associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale e, durante il suo periodo in carcere, per la detenzione di un telefono cellulare. Genny, da cui la famiglia si sarebbe dissociata, rifiutando anche il programma di protezione, potrebbe svelare i rapporti tra clan della camorra e ultras del Napoli.

Dopo la decisione di collaborare con lo Stato, la sua famiglia, contatta da agenti del servizio Centrale di Protezione, ha deciso di non seguirlo nella sua scelta e per ora tutti hanno rifiutato di andare via da Napoli. Ma sui social ci sono state tante reazioni, soprattutto di offese sui social e urla nei vicoli.


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