UNICOF - "Sono solo scappellotti! Quanta ipocrisia su Rossi"

Riportiamo l'articolo della rubrica di Unicof, "Fair & Unfair plays" riguardante l'episodio che ha coinvolto Delio Rossi e Ljajic.
Riportiamo l'articolo della rubrica di Unicof, "Fair & Unfair plays" riguardante l'episodio che ha coinvolto Delio Rossi e Ljajic. "Sono solo scappellotti!!! Eppure in tantissimi nelle ultime ore hanno scoperto le vere sembianze di Satana che risulta essere vestito in giacca e cravatta, rosa e non rosso di carnagione, privo di corna e di capelli e con un nome e cognome proprio: Delio Rossi. Quanta ipocrisia! Certo Delio non ha fatto una bella figura, non ha contribuito a migliorare l'immagine del nostro calcio dopo i fatti (quelli sì incomprensibili) di Genova di due settimane fa, ma è stato un atto "umano", nel senso di appartenente alla specie umana. Tutti quelli che condannano senza ascoltare ragione il mister riminese stanno compiendo un atto ipocrita, disonesto e politicamente corretto. Sapete bene quanto professiamo il fair play e non è che di punto in bianco abbiamo perso la testa, cerchiamo solo di dare una versione dell'accaduto che sia più sincera, magari politically uncorrect. Mister Rossi è un passionale, un uomo di campo, che quando Adem Ljajic nasceva (1991) già respira il terreno dei campi da gioco del Torremaggiore. Figlio di un calcio che forse in assenza di tv, che a breve riprenderanno calciatori e non anche sulla tazza del gabinetto, ne ha vissute di situazioni simili, risparmiandoci tutto questo proliferare di condanne da parte di chi, mascherato da carmelitano scalzo, in realtà sarebbe capace di cose peggiori per un'ospitata tv o per un trafiletto in prima pagina su un giornale. Delio sta lì che vede la squadra perdere in casa, prende una decisione, la prende per MIGLIORARE LA SITUAZIONE e, nel momento della scelta è SOLO, UNICO RESPONSABILE DI QUELLO CHE ACCADRA'. Chi ha allenato, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi serie, sa che la tormentata decisione deve essere presa rapidamente e autonomamente, rispettando il proprio credo calcistico, le proprie convinzioni. UNA DECISIONE SPINTA DAI SENTIMENTI (VOGLIA DI CAMBIARE LE SORTI DELL'INCONTRO) e DALLA RAGIONE. Una situazione neuronale forte, che stressa l'amigdala (la ghiandola che influenza le nostre emozioni) e nella quale un ragazzino (Ljajic) mette il carico da 100! Applaude, deride e contesta la scelta. Poi accade quello che accade. Condannabile certo, ma non incomprensibile come vogliono farci credere. E' comprensibile che un uomo di 52 anni, che è responsabile di un gruppo di ragazzi che possono essere anagraficamente figli suoi, reagisca ad un atto di "insubordinazione"? Sì, sì, sì. Chi di noi non ha avuto uno scappellotto (nel migliore dei casi) per essersi reso colpevole di "lesa maestà" nei confronti dei genitori? Chi di noi non ha avuto una "nota sul registro" per non essersi comportato come un professore pretendeva? E se poi fosse vero quanto si legge sul web ? Di un'offesa di cui non vogliamo neppure citarne le parole? Perchè allora tanto scandalizzarsi? Perchè tutelare ragazzini impertinenti che non rispettano regole, gerarchie, uomini ? Il prossimo, le regole e le gerarchie esistono nello sport, ma riflettono la vita. Avere 20 anni e una milionata di euro di ingaggio non giustifica la derisione di un uomo che ha appena "sofferto" una decisione, che ha appena rischiato in completa solitudine, che ha respirato il terreno di capi di periferia prima di essere lì, sopraffatto dalle emozioni. Chi sbaglia di certo paga, ma non dipingiamolo come il male dello sport, è stato semplicemente uno scontro duro, spinto da emozioni incontrollate, il male dello sport sono atleti ostaggio dei teppisti, questi invece...........sono solo scappellotti".
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