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Un Napoli con una rete e identità giovanile simile al Bilbao? Il progetto è realizzabile

Aurelio De Laurentiis ha intenzione di realizzare un centro sportivo all'avanguardia e il progetto del presidente del Napoli sembra accogliere non solo valori qualitativi, ma anche identitari.


Lorenzo VallettaLorenzo VallettaGiornalista

13/02/2026 21:12 - Altre notizie
Un Napoli con una rete e identità giovanile simile al Bilbao? Il progetto è realizzabile
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Avete mai riflettuto sul bacino di talento che la città di Napoli custodisce e che potrebbe essere valorizzato in maniera esponenziale? La tecnica che si osserva nei ragazzini napoletani richiama da vicino quella del calcio sudamericano, il calcio bailado, perché qui sopravvive ancora - quasi intatto - il culto del calcio di strada.

Basta fare un giro in un campetto accessibile al pubblico o assistere a una partitella improvvisata tra i vicoli per rendersene conto. Ragazzini e adulti, pallone tra i piedi, mostrano una naturalezza tecnica che racconta di un potenziale enorme, non solo cittadino ma regionale. Napoli e la Campania, nel loro insieme, rappresentano una miniera ancora largamente inesplorata. Perché allora questo talento fatica a emergere? Le risposte sono note: infrastrutture insufficienti, carenza di centri sportivi moderni, la necessità per molti giovani di "emigrare" al Nord per inseguire condizioni migliori. Un paradosso doloroso, se si pensa alla ricchezza calcistica che questa terra continua a generare spontaneamente.


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Ecco perché le parole di Tommaso Bianchini, Direttore Generale Area Business della SSC Napoli, pronunciate a margine della conferenza in collaborazione con Sorgesana, assumono un valore che va oltre la semplice progettualità infrastrutturale. L'idea di Aurelio De Laurentiis di costruire un centro sportivo all'avanguardia per creare "vari Vergara" non è solo una promessa tecnica: è una visione. Una visione capace di far sognare i ragazzini e, insieme, i tifosi che immaginano un Napoli sempre più popolato da napoletani.

Un sogno che riporta alla memoria l'epoca di Diego Armando Maradona, quando la celebre "Scugnizzeria" sfornava talenti con continuità, alimentando un legame viscerale tra squadra, città e popolo. Ma oggi l'ambizione sembra ancora più profonda, quasi identitaria.

A questo punto la domanda nasce spontanea: è possibile immaginare un Napoli costruito su una rete giovanile e su un senso di appartenenza simile a quello dell'Athletic Bilbao? La risposta è sì ed è tutt'altro che utopica. Il club basco lavora sull'identità fin dall'infanzia: educa i bambini e bambine al valore della maglia, alla cultura del territorio, a una gerarchia di crescita basata su quattro livelli: Juvenil (le giovanili), CD Basconia (che sarebbe praticamente la squadra C), Athletic Bilbao B e, infine, la prima squadra. Accompagnano il talento senza schiacciarlo. Vengono accolti in tanti, valorizzati tutti, senza essere abbandonati anche quando il percorso non conduce alla prima squadra.

Napoli, sotto questo aspetto, possiede una forza culturale analoga. È una città che vive come un mondo a sé, con un dialetto riconosciuto come lingua, con un senso di appartenenza che non ha eguali in Italia. Proprio come accade nei Paesi Baschi. Da qui potrebbe nascere una rete giovanile strutturata, con tante squadre affiliate - come le ha il Bilbao - capace di avvicinare migliaia di ragazzi al sogno azzurro e di restituire al Napoli una dimensione ancora più popolare e identitaria.

Il progetto di De Laurentiis, allora, non appare come una semplice operazione sportiva, ma come una possibile rifondazione culturale. Ora resta solo da capire tempi e modalità di sviluppo. L'attesa è tutta per la nuova casa degli azzurri. E, forse, per una nuova generazione pronta a scrivere la propria storia.


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Lorenzo VallettaLorenzo Valletta
Classe 1997, è giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania dal 2023, ha giocato a calcio a livello agonistico ed è tifosissimo del Napoli.

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