Ultras, un frullato di "Goalmorra" e Trainspotting in un videoclip di Liberato. Antonella Leardi non ci sta

Sulle orme del datato "Ultrà" di Ricky Tognazzi, il lavoro di Lettieri fa arrabbiare gli Ultras del Napoli e la madre di Ciro Esposito.
In principio fu Ultrà, pellicola del 1991: protagonisti Claudio Amendola e Ricky Memphis, regia di un altro Ricky, Tognazzi. In questo film datato, che prova ad approfondire il mondo Ultras di fede romanista, appare di striscio anche Massimo Ferrero, attuale presidente della Sampdoria. Accolto in maniera trionfale al Festival di Berlino, fu pesantemente criticato dagli ultras giallorossi che chiesero il sequestro del lavoro firmato dal figlio del grande Ugo. “Questo film è pericoloso e non ci appartiene – scrissero su un volantino - noi intendiamo tutelare la vera mentalità ultras, vergognosamente infangata dalle scene di questo film”. Ed inoltre qualcuno sottolineò: “Coltelli, sangue, scazzottate, ci fanno apparire come drogati, stupratori, ladri: per motivi di cassetta hanno sporcato un'intera tifoseria”. Il film racconta di un viaggio in treno della Brigata Veleno (mai esistita) che parte per andare a vedere Juve-Roma. Durante il viaggio accade di tutto, poi l’arrivo a Torino, gli scontri e l’uccisione del personaggio cicciottello, Smilzo, con una coltellata. Fu molto criticato anche Antonello Venditti, storico tifoso della Roma, che compose le musiche. Il cantautore romano fu addirittura tacciato di tradimento, lui come Amendola. “Dov’è la parte goliardica, dove sono striscioni, tifo e solidarietà? E che nessuno racconti che c’è stata consulenza ultras per questo film: impossibile”, insomma non piacque per niente agli Ultras della Roma che chiesero addirittura il sequestro del film, mentre la Roma si riservò azioni legali. “Ne usciamo come criminali. Cosa succederà quando andremo a giocare a Bruxelles contro l'Anderlecht, il prossimo 20 marzo, per il ritorno dei quarti di Coppa Uefa? I tifosi belgi ci aspetteranno al varco, anche la polizia del luogo non starà tanto a sottilizzare”, il timore dei gruppi all'epoca.
In principio Ultrà, dicevamo. Oggi, invece, Ultras, film di Francesco Lettieri. Da Roma ci spostiamo a Napoli. E da Napoli verso Roma cavalcando l’accesa rivalità tra partenopei e giallorossi. La prima parte è lenta e si nutre di trasposizioni cinematografiche di video che hanno avuto successo sui social (come i cori fuori alla chiesa al matrimonio di “uno di loro”), videoclip delle canzoni di Liberato e alcune scene tra Goalmorra (Gomorra calcistica, pur senza – ovviamente - le finalità “imprenditoriali” della camorra) e vaghi riecheggi di Trainspotting in riva al Golfo e nei meandri di Napoli. La storia prende le mosse dall'amicizia tra uno storico capo ultrà del Napoli, Sandro – ormai cinquantenne, diffidato e con obbligo di firma in Questura durante le partite degli azzurri – e un ragazzo, Angelo, che con i suoi coetanei (non manca il giovane in carne come in Ultrà) spinge per entrare (come fece in precedenza il fratello morto) nel mondo del tifo organizzato. Un confronto generazionale che è come pane dalla crosta dura e dalla mollica morbida in cui prova ad inserirsi il nuovo corso ultras fatto di mentalità "aggiornata". E così si arriva allo scontro tra vecchi e nuovi capi di rientro da una violenta trasferta a Firenze tra striscioni e disordini non concordati. E’ Sandro a prendere la parola in piena notte: “Avete deciso tutto voi, senza di noi. Un ultras da solo non conta niente. Io non conto niente. Senza di voi non conto niente, insieme a voi e agli altri mi sento un apache”. Per un equivoco le due fazioni interne finiscono per darsele di santa ragione. Nel frattempo Sandro si innamora e perde di vista il gruppo, soprattutto Angelo. Che parte per Roma con gli altri. Ultima giornata di campionato. Il finale si può immaginare, per le strade della capitale. Per la mamma di Ciro Esposito, Antonella Leardi, ci sono chiari riferimenti alla storia del figlio (il tifoso del Napoli ferito a morte a Roma il 3 maggio del 2014 prima della finale di Coppa Italia tra partenopei e Fiorentina, ndr) e probabilmente non mancheranno carte bollate come annunciato dall’avvocato Angelo Pisani. In definitiva, quasi un deja vu rispetto al film di Tognazzi. Gli stressi Ultras del Napoli hanno bocciato il lavoro di Lettieri: “Non è cultura, né ultras, né tifo: questo film ci fa schifo!”, si legge su uno striscione. E poi “Ultras”: pronti a speculare con un film grottesco e surreale”, oppure “Liberato esci dall’anonimato, clandestino non sei mai stato”, e anche “Lucri sulla nostra passione con il tuo squallido copione, F. Lettieri verme”, ed infine “Il disprezzo più profondo a chi ha speculato conoscendo il nostro mondo, la nostra fede non è un film!!!”. Tralasciando la solita narrazione di Napoli, nell’ennesima declinazione violenta – tra reality show, docufilm, social e cinema, un po’ Garrone e un po’ Saviano/Sollima -, il prodotto appare debole anche nella sceneggiatura, con scambi di battute tra i vari personaggi che lo spettatore può quasi sempre immaginare, finanche anticipare.
A Lettieri, però, vanno fatti i complimenti per la tecnica e i movimenti di macchina. Apprezzabile la gestione dei bordi del film, inizio e fine, e l’abilità nel raccontare – nel cuore - gli scontri (specie con la Polizia) con notevole realismo. Abbastanza contenuto l’uso del drone che oggi va molto di moda. Del resto, quando c’è Napoli di mezzo, basta far volare la camera e il risultato è assicurato. Più difficile è aggiungere qualcosa di proprio, un tocco di regia…
Aniello Arena, l’attore che interpreta Sandro, questa volta ha risentito della direzione incerta del regista e anche lui è sembrato un po’ se stesso in un reality, un po’ attore e un po’ star dei social. E quando sai di tutto un po’, il rischio di essere insipido è dietro l’angolo. Di Antonia Truppo, invece, l’unica interpretazione degna di nota: attrice vera. Per il resto, Gomorra e ancora Gomorra, con la solita alternanza di atteggiamenti violenti e buoni sentimenti scavando in profondità e dando sempre la colpa allo Stato assente. Il calcio? Nel film davvero poco. A tratti filtrato dalle radioline o allo stadio, per cavalcare un pensiero Ultras (“no al calcio moderno”) estrapolato solo per avere agganci retorico-strutturali alla storia. E’ difficile raccontare gli Ultras, anzi, è quasi impossibile. Perché un vero ultras milita e non racconta. Chi racconta, “tradisce”. E senza lo spiffero di un vero Ultras è impossibile fare un film in grado di raccontare più o meno la verità. Si finisce per evidenziare sempre e solo gli spigoli. Che pure ci sono, ma che non rappresentano il totale. L’Ultras non finge, non sa recitare. L’Ultras ha un codice, ma questa è un’altra storia.
Luca Cirillo









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