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Totti, con la O al posto della U. L'altra faccia di Baggio e l'ultima speranza chiamata Lorenzo


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Pubblicato nella sezione Altre notizie
Totti, con la O al posto della U. L'altra faccia di Baggio e l'ultima speranza chiamata Lorenzo

Francesco Totti, il calcio che ci piace: Er Pupone, la storia di una stella che pensava di essere un lampione.


Ci ha attraversati, Francesco. Una scossa elettrica dai capelli ai piedi. Di quelle che non ti ammazzano. Anzi, ti salvano. E nel mentre balli tip tap, lento e break dance cantando uno stornello, una Tosca o un inno nazionale. Totti! Basta il nome, lo senti e sobbalzi. Il tempo di un tacco per Cassano e ti ritrovi in auto con Gassman. “Aoooo… Ma guarda si se scansa”: un urlo, il clacson a ripetizione, l’accelerazione e poi le corna bene in vista a manovra completata. “Il sorpasso” di Dino Risi è uno stile più che un film. Totti! Con la o, non con la u. La o di AlbertOne Sordi e di PrOietti. Pure di VerdOne. "Ah Jé, nu riesco a 'ndividuà o sstadio! ". Jessica: "E starà da nartra parte, a Ivà!". Ivano: "Anfatti!”. Con la “u” sarebbe stato Roberto Baggio. Lui, invece, è soprattutto dei romani e dei romanisti. Soprattotti. Come “Uber Alles”. 


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Petrolini, per Totti, trasformerebbe volentieri il suo Gastone con Pupone: “Pupone, artista calciografico, poeta del pallonetto e del cucchiaio, danseur, dribbleur. Frequentatore delle borgate, conquistatore delle tifose a getto continuo. Fantasista che emana fascino. È una satira afferrata al "bel campione" fotogenico affranto. Compunto, vuoto, senza orrore di se stesso. Pupone, sei del calcio il padrone. Pupone, fai magie a profusione. E ne faccio collezione, Pupone, Pupone!”.


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Il film “Mi chiamo Francesco Totti” è il perfetto racconto di una stella magnifica che pensa di essere il lampione più bello di Trastevere: gli basta illuminare le notti magiche degli innamorati ed è contento così. Un documentario emozionante nel quale è il protagonista stesso a raccontarsi. Lo fa lui, in prima persona. Mica come le stelle, che si fanno raccontare? Lo “ricconta” come Mario Brega, come Gastone, appunto. Ma anche come "Toro scatenato" nei panni di Robert De Niro doppiato da Ferruccio Amendola. O Robert De Niro nei panni di "Toro scatenato" o di qualsiasi film di Sergio Leone. Cosa cambia quando c'è Ferruccio - un altro core de Roma come il figlio Claudio - al doppiaggio? “Nessuno me lo porterà via il titolo legittimamente. Molti non sono fortunati… come quello… che faceva Marlon Brando in “Fronte del porto”: un pugile che era in ascesa e si era ritrovato in mezzo a una strada. Te la ricordi quella scena sul sedile posteriore della macchina col fratello Charlie, uno da quattro soldi? Diceva pressappoco così… diceva: “Non è stato lui Charlie, sei stato tu. Quella sera al garden venisti nel mio spogliatoio e dicesti – figliolo non è la tua serata, abbiamo venduto l’incontro a Wilson… te lo ricordi? “Non è la tua serata”…. La mia serata… Lo potevo fare a pezzi Wilson e invece… e invece che è successo? Lui si è trovato la strada spianata per i campionati del mondo ed io che ci ho guadagnato… un accidente che ti sbatte ci ho guadagnato… Da quella sera non ho combinato più niente Charlie: ero arrivato in cima a una montagna e sono finito a valle. Sei stato tu Charlie… tu eri mio fratello… tu mi potevi aiutare di più… ah no... mi dovevi aiutare un poco di più tu. Avresti dovuto difendere tuo fratello un po’ di più… invece di farmi andare al tappeto per quattro schifosi soldi ‘e mmerda….. non lo capisci? Io c’avevo un avvenire, io ero un combattente nato… io potevo diventare qualcuno. M’hai fatto diventare un povero disgraziato. Questa è la verità… sei sato tu Charlie… sei stato tu Charlie”. Lo avete letto con la voce di Ferruccio, vero?

Totti è il calcio che piace di più. E’ l’eletto che sente le vibrazioni della sua gente e le riversa in campo, che è consapevole dei rischi del profeta in Patria, di quelli che se caschi “so’ cazzi tua e te meniamo pure”. E se vinci sei di tutti. Come nel 2001 quando arriva il primo e unico scudetto della sua carriera. L'anno prima lo aveva vinto la Lazio e dunque non si poteva cascare, come spesso era capitato, a pochi metri dal traguardo.

Totti è Giannini – detto “Er Principe” – che diventa Re, Imperatore. I talenti nascono, ci sono e ci saranno sempre, ma di storie come quelle del biondino di Porta Metronia se ne trovano e se ne troveranno sempre meno. Serve un altro Federico Fellini o un Vittorio De Sica. Anche Pasolini, quello dei fratelli Citti e dei Ninetto Davoli.

Talento + squadra del cuore + appartenenza: il risultato si misura in tonnellate. “Provincia” caput mundi: la Roma calcistica di Totti non è di certo quella che conquista il mondo. Però a Francesco gli “abbasta”, altro che Real Madridde. Dove invece è andato Cassano. Antonio è barese, di Roma conosce solo la casa di Totti, pure se non è poco.

E anche l’infortunio prima del mondiale 2006 è un segno del destino. Una fatica enorme per rimettere in sesto, in pochissimi mesi, la caviglia che ha fatto crac. In Germania ci va, ma non è al meglio per consentire a Lippi di caricargli la squadra sulle spalle. Il CT lo dosa bene e Totti illumina come può. Trasforma un rigore al 93’ contro l’Australia e lancia l’assalto decisivo in semifinale contro i tedeschi padroni di casa. Diventa campione del mondo insieme a Gattuso, Cannavaro, Buffon, Pirlo e gli altri. Non trascina come Baggio, ma a differenza di Baggio, vince! Il titolo più importante della sua carriera. Per lui, però, il tricolore con la magica nel 2001 non ha prezzo e forse vale di più. Perché per lui viene prima Roma e poi tutto il resto. In 25 anni di storia giallorossa, oltre allo scudetto, vince due volte la Coppa Italia e due la Supercoppa italiana. Poco, anche se lui sa bene che vincere un campionato con la Roma è come vincerne una decina altrove. Totti – numero 10 sublime -  è l’ultimo baluardo di un calcio tramontato. Francesco è stato la medicina migliore per lenire i dolori che ha procurato agli italiani l’addio al calcio di Roberto Baggio. Il Divin Codino è di tutti più di Totti, anche se il mondiale l’ha solo sfiorato due volte. Però, a differenza di Francesco, ha alzato al cielo il pallone d’oro. I due italiani più forti di sempre (sono gusti, per carità), le due facce delle stessa medaglia che roteando sul terreno di gioco riflettono la potenza dei vari Rivera, Riva, Giordano, Chinaglia, Maldini, Baresi, Scirea, Mazzola – padre e figlio – Meazza, Mancini, Del Piero, Zola, Pirlo, ecc. ecc. Poi da medicina è diventato anche lui dolore, quando ha detto addio al calcio. Anche se non voleva. Almeno non in quel modo. Arduo compito per il destino riproporre una leggenda simile a quella di Totti. Impossibile o quasi. Non manca chi indica in Lorenzo Insigne l’ultimissima opportunità di rivedere, con tutte le differenze del caso, sfumature simili tra talento e appartenenza. Servirebbero trionfi più che miracolosi tra Napoli e Nazionale in questo calcio sempre più povero di storie e di stelle che pensano di essere lampioni... anche se i più belli di una città che sogna.

Totti ci ha attraversati. E il Covid, infame ed invidioso per non aver potuto godere della sua magia, ha voluto attraversare lui per vedere dal di dentro l'essenza di un campione del mondo. Francesco con grande visione si è smarcato e lo ha dribblato con un tunnel prima di metterla all'incrocio. Come sempre. Auguri Pupone.

Luca Cirillo


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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