Tommaso Bianco superlativo, al Trianon spettatori in braccio all'incantesimo
Straordinaria performance dell'attore napoletano che ha festeggiato i suoi 80 anni con il pubblico.

Nel cognome di Tommaso - Bianco - c’è la purezza del velo indossato dai fantasmi che si sono avvicendati all’interno del teatro Trianon di piazza Vincenzo Calenda, centro storico di Napoli, allo sbocco di Forcella, ad un passo da Castel Capuano e dai Decumani. Ed è lì che i presenti in sala, nel bel mezzo di un incantesimo, giurano di aver visto volteggiare, tra gli altri, quello di Raffaele Viviani “in persona” che poi si è impossessato dell’istrionico attore nativo di Arzano il quale, approfittando dell’ottantesima candelina da spegnere, ha deciso di fare un regalo al folto pubblico con una performance di una difficoltà incredibile. Come in sella ad un caleidoscopio imbizzarrito, Bianco ha proiettato la sua maestria frantumandosi in mille pezzi, ma senza perdere, nemmeno per un istante, l’unicità e la riconoscibilità del suono e dei colori di Papilluccio. Accompagnato da musicisti straordinari (Ciro Cascino, direzione musicale, pianoforte e fisarmonica; Luigi Fiscale, batteria e tammorra; Alessandro Tumolillo, violino: Luigi Sigillo, contrabasso), Bianco ha ripercorso il vasto mondo del commediografo di origini stabiesi tra poesie, canzoni e abiti di scena. Dal “Don Nicola” a “Fravecature”, da “’A rumba d’’e scugnizze” a “Bammenella” con la voce di Luisella Viviani, sorella maggiore di Raffaele (momento intenso), fino al pazzariello e al Pulcinella (I dieci comandamenti) disperato e disposto a spogliarsi di tutto… non della dignità umana.
Sulla schiena nuda di Bianco, infatti, il messaggio più bello – PACE - in questi anni drammatici segnati dalle guerre in cui la forza dell’opera vivianea torna viva in tutto il suo splendore poetico, musicale e con una filosofia trasversale ai tempi. Solo Tommaso Bianco poteva riuscire in uno spettacolo ricco di insidiosissimi (s)vi(n)coli in cui l’inciampo sarebbe stato il minimo sindacale. Tra cambi di passo e di ritmo l’artista – che ha lavorato con mostri sacri come Eduardo, Sordi, Monicelli, Loren, Noiret, Squitieri, Zeffirelli, Benigni, Loy, Festa Campanile, De Crescenzo, Wertmuller, e Scola, giusto per citarne alcuni – ha tracciato sentieri di indescrivibile bellezza attraversati con leggiadra ed essenziale mimica con diramazioni elettriche su ogni angolo del corpo. Efficace anche l'allestimento scenico di Clelio Alfinito con i fondali di Pietro Meglio. Forse qualcuno avrà pensato che inserire qualche attore, per eventuali scambi d’alta scuola, sarebbe stato di aiuto per esaltare le qualità e i riflessi di Bianco, tuttavia quando ha mimato un ciuccio stanco che agita la coda per liberarsi dalle mosche, è arrivata anche la risposta: Tommaso può fare anche da solo. L’ultimo colpo di reni nel finale, nel momento in cui, arricchendo con il guizzo l’ennesima declamazione, ha preso di mira una signora alle prese cu nu “sfa***mma ‘e cellulare” e ha puntato sulla mancanza di connessione dati, tra persone, anche in un teatro, in quest’era digitale. “’A signora nun me sta sentenno”: una frase indicativa uscendo ed entrando, come fanno i fantasmi, tra un velo e l’altro.
Elegante, infine, il gesto di farsi da parte – altro mondo – quando è toccato ai musicisti prendere l’applauso. Magistrale la galanteria per la moglie Cristina, in prima fila. Emozionante lo scambio di effusioni con il giovane figlio Aristotele. Tra il pubblico c’era anche Pier Macchiè, nuova ed incantevole maschera di Napoli. Fortunati i presenti che hanno assistito a “Sarraggio sempe n’ommo ca so’ nato”: vedere i fantasmi non è per chiunque, soprattutto se poi questi fantasmi vengono mossi come burattini da uno maestroso – non si tratta di refuso - stregone del palcoscenico come Bianco. E a lui diciamo affettuosamente e con riconoscenza: auguri fuoriclasse, Partenope ti ama. Del resto, è o non è tre volte fenomeno? Lo è, lo è. Viva Raffaele Viviani, la cui opera, come insegna il maestro Tommaso, andrebbe studiata e approfondita. Altro che dimenticata. Don Rafele è un autore universale in grado di tratteggiare l’animo umano in ogni sua sfumatura. Ha toccato tutti i temi filtrandoli in strade impervie, nei sospiri della povera gente a cui ha dedicato un’intera letteratura. E Bianco, nato in un quartiere di provincia, lo ha amato in ogni suo balzo artistico. “Eduardo De Filippo è il mio maestro, ma Raffaele Viviani è il più grande”, ripete Tommaso che conclude con i versi del poeta il suo affresco al Trianon: “Chisti ccà so’ brutti tiempe./E ma allora, ‘o munno è tristo/e nisciuno ‘o pò cagna’?/Mo nce vo’, ‘e Cumandamente/ nun se ponno rispetta’?/Una è ‘a guerra ca ce spetta:/ e purtroppo l”imm”a fa’,/chella llà ca tutt’ ‘e juorne se cumbatte pe’ campa”. (Qui di seguito la foto di Areanapoli.it, foto dell'articolo di Pasquale Mallardo).

ALTRE NOTIZIE - 20/05/2026Play out Primavera, Napoli-Cagliari: ingresso gratuito e gadget ufficiale in omaggio
INTERVISTE - 20/05/2026Ordine: "Lobotka e Anguissa non rinnovano. Sarri al Napoli? Mi fanno un altro nome"
INTERVISTE - 20/05/2026Capello: "Conte è l'ideale per l'Italia, Mancini ha una macchia nera indelebile"
CALCIOMERCATO - 20/05/2026Retroscena Paratici: il Milan è in cima ai suoi desideri, ma è un gioco ad incastri
CALCIOMERCATO - 20/05/2026Il Venezia vuole regalarsi Fullkrug. E dal Napoli può tornare Mazzocchi
CAMPIONATO - 20/05/2026Sarri a Napoli con Hamsik vice? Che suggestione per la panchina
Pisa-Napoli: 0-3, il post-partita. Champions conquistata, ma Conte verso l'addio?
Uno dei Napoli peggiori dell'era De Laurentiis
Perché Milinkovic-Savic non è un portiere adatto al Napoli
Anan Khalaili, chi è il calciatore che piace al Napoli: il baby Hakimi
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it


