Spalletti, nun cagnà 'a via vecchia p''a nova: saje chello ca lassi e nun saje chello ca truove
A Luciano Spalletti andava rammentato un vecchio proverbio partenopeo prima di lasciare Napoli: ma con il senno di poi siamo tutti bravi.

Luciano Spalletti dopo la vittoria dello scudetto con il Napoli aveva deciso di ritirarsi in campagna, ma poi arrivò la chiamata della Nazionale italiana, orfana del commissario tecnico Mancini, che diede improvvisamente le dimissioni. Il tecnico non ci pensò due volte.
In conferenza stampa, a Napoli, aveva parlato di stivali, campagna, di affetti, tirando in ballo persino la sua figlia minore. In realtà dietro all'addio al club azzurro, come ha poi dichiarato in seguito, c'era una sorta di insofferenza nei confronti del presidente Aurelio De Laurentiis, definito persino "sultano" nel suo libro uscito qualche settimana fa. Con il senno di poi, forse, l'allenatore di Certaldo avrebbe fatto meglio a restare in azzurro.
Poteva aprire un ciclo, era amato da tutti e dopo lo scudetto post Maradona era diventato veramente un idolo. Invece il suo orgoglio lo ha portato a lasciare la sua creatura, che aveva plasmato in modo eccellente con il duro ed estenuante lavoro, scegliendo una strada impervia. Anche questo gli fa onore. Allenare quest'Italia non è da tutti. Ma a Lucio, che ama la lingua napoletana, andrebbe ricordato un proverbio partenopeo: "Nun cagnà 'a via vecchia p''a nova: saje chello ca lassi e nun saje chello ca truove". La traduzione? Non cambiare la strada vecchia per la nuova, potresti pentirtene...
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