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Schwazer devastato: "Molti pensano sia dopato. Guerra di interessi, ecco perché lo feci"


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Schwazer devastato: Molti pensano sia dopato. Guerra di interessi, ecco perché lo feci

Alex Schwazer ha raccontato la sua vicenda personale e la guerra con la depressione: "Il mio ritorno è stato una guerra di altri interessi".


Alex Schwazer, ex marciatore italiano, ha raccontato il dramma vissuto dopo la squalifica per doping attraverso le pagine del Corriere della Sera: "La mia vita attualmente è quella di un padre di famiglia che fa l’allenatore. La mia quotidianità è che non mi alleno più, è stato un cambiamento epocale che non è stato facile metabolizzare. Solo chi ha fatto l’atleta può capire a cosa mi riferisco. Gli sportivi quando smettono si trovano un po’ nel vuoto, affronto le difficoltà giorno dopo giorno". Sulla vicenda doping racconta: "La questione è sempre la solita. Cambiare le cose non è possibile, mi sono trovato nel 2012 in una situazione molto brutta a livello psicologico e mentale. Ho sbagliato e ci ho rimesso la salute e la carriera. Chi ha affrontato la depressione sa cosa significa. Ho deciso sbagliando. Per quanto riguarda il ritorno alle gare, non lo farei più. Ho voluto totale trasparenza, ma questo ha creato qualche ostacolo supplementare. Il mio ritorno è stato una guerra di altri interessi".


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L'ex campione olimpico ha poi aggiunto: "Sicuramente ho vissuto due ingiustizie, una a Rio e l’altra a Tokyo. Io volevo avere un nuovo processo sportivo, penso che lo avrei meritato. La seconda ingiustizia è stata prima di Tokyo. Magari qualcuno non lo capirà, ma non ho mai cercato di doparmi per aver cercato un vantaggio nei confronti dei miei avversari. L’ho fatto perché altri lo avevano fatto come i russi. Io nella mia testa volevo essere come loro. La mia seconda squalifica è stata ingiusta, anche se sappiamo che la giustizia ordinaria non è la stessa cosa della giustizia sportiva".


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Sull'etichetta che si porta addosso: "Dipende tantissimo dal punto di vista. Sono convinto che molti crederanno sempre che io sia un dopato, ma il 90% ha una visione globale della mia carriera. A Trento arrivo come campione olimpico. Altri atleti arrivano da squalifiche".

Sulla depressione: "Il mio problema è che non pensavo di trattasse di depressione. Lo sport ti insegna a fare questo, ad andare sempre al massimo. Invece mi sentivo sempre vuoto, sono andato in cura da uno psichiatra. Avevo molta energia. Ero vuoto e stanco, dopo la positività il mio specialista mi ha diagnosticato la depressione, mi sono curato e mi sono ripreso al 100%. La depressione è una malattia e si può curare". Ha concluso l'ex atleta.


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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