Saviano su Maradona: "Non ha mai tradito il Napoli. La camorra ha approfittato delle sue debolezze"
In un articolo sul Corriere della Sera lo scrittore Roberto Saviano ha fatto un ritratto di Diego Armando Maradona.

Ad quasi due anni dalla morte di Diego Armando Maradona, lo scrittore Roberto Saviano ha deciso di scrivere un articolo sul Pibe de Oro tra le pagine del Corriere della Sera, partendo proprio dal suo arrivo a Napoli: "Aveva 24 anni e un'aura di giocatore finito. Rotto, affamato, inquieto: così appariva, così è iniziata la sua alleanza naturale con il Napoli. E per Napoli Maradona è stato il riscatto. Nessuna squadra del Sud aveva mai vinto uno scudetto, una Coppa Uefa o mai ricevuto attenzione da parte del resto del mondo. E' stato la vendetta, Maradona. E' così che è diventato un dio, facendo sognare tutti e rendendo i sogni più folli qualcosa di raggiungibile".
"Però come tutte le divinità incarnava virtù sovrumane e vizi troppo umani. La luce abbagliante degli stadi aveva un contraltare di buio paralizzante. Eppure nessuno dei suoi vizi è mai riuscito a scalfire la sua ragione di vita, ciò che in vita l'ha tenuto per sessant'anni, la sua ossessione più grande. Era indisciplinato ovunque, Maradona, ma in campo ha sempre rispettato il gioco e gli avversari. Non ha mai cercato la scorciatoia, la via più semplice" ha sottolineato Saviano.
"Non ha mai tradito il Napoli. Ha deciso lui di non giocare nella Juventus e di non accettare nemmeno il doppio del compenso quando Berlusconi cercò di comprarlo. Il suo legame con i napoletani non è mai stato in vendita. Ha detto di no alle squadre più ricche, e non si è tirato indietro quando si è trattato di giocare in un campo di patate da Acerra" ha continuato il famoso scrittore.
"Maradona è stato un simbolo, e come tale, l'uomo ne è rimasto schiacciato, schiacciato da una vita sotto assedio dove fama, popolarità e soldi hanno fatto di lui un bersaglio di continue richieste. Lui che non voleva che a vincere fosse la negoziazione dello sport, ma lo sport stesso, non la strategia ma l'abilità, voleva che il calcio rimanesse calcio. Certo, come tutti voleva guadagnare e stare bene, ma in vita ha dovuto subire un'infinità di ingiustizie per non essersi piegato alle strategie degli scambi. Era furbo, ma non di quella furbizia che modellava lo sport sugli accordi" ha aggiunto Saviano.
"La camorra ha individuato subito le sue debolezze, quelle di un giovane cresciuto in una favela argentina, con pochi strumenti culturali, catapultato in un mondo in cui l'umore di migliaia di persone dipende dalle sue prestazioni... E' stato profondamente solo Maradona, solo con quel talento che gli ha sempre impedito di fidarsi delle persone, nella perenne paura che dietro ogni gesto ci fosse un tornaconto, una richiesta di soldi, appoggi, raccomandazioni... La data del 25 novembre 2020 è rimasta indelebile, come il giorno in cui tanti di noi sono invecchiati di colpo, realizzando che Diego era mortale. Con lui, mortali lo siamo diventati tutti. Ma il racconto di chi è stato Maradona - conclude Saviano - quello rimane". ha concluso Saviano.
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