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Sarringuer ti voglio bene! Buffa, Pasolini e i bruchi che diventano farfalle: ciao Comandante


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Sarringuer ti voglio bene! Buffa, Pasolini e i bruchi che diventano farfalle: ciao Comandante

Aveva ragione Pasolini nel Decameron: "Perchè realizzare un'opera, quando è così bello sognarla soltanto?". I napoletani con Sarri hanno sognato.


Eppure, la natura ci insegna
sia su' i monti, sia a valle
che si po' nascer bruchi
pe' diventa' farfalle.
Noi semo quella razza
che l'è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.


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Nei due versi finali della poesia del Bozzone (magistralmente interpretato da Carlo Monni) in Berlinguer ti voglio bene, film del 1977 diretto da Giuseppe Bertolucci, c’è molto di ciò che è stato Maurizio Sarri in campo e fuori nelle ultime quattro stagioni, dal primo anno in A ad Empoli fino all’inchino di Napoli - Crotone. Da un lato un tecnico che dopo un lungo percorso da bruco nel calcio provinciale ha saputo diventare farfalla meritandosi i sinceri complimenti dei due più grandi rivoluzionari nella storia del gioco degli ultimi 30 anni, vale a dire Arrigo Sacchi e Pep Guardiola. Dal lato opposto il personaggio che è voluto restare bruco ma volutamente, con un piede nel medioevo boccaccesco e un altro nell’utopia comunista, una definizione che Bertolucci diede per Roberto Benigni, per quel Roberto Benigni protagonista della pellicola.


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Definizione che è perfetta anche per il personaggio Sarri, specie per quanto dimostrato fuori dal rettangolo verde in questi tre intensi anni. Chi inizia a parlare di zero tituli, di scarsa gestione della rosa, di mediocre comunicazione ai microfoni, della rivoluzione sarrista non ha mai capito niente. Alcuni mesi fa Federico Buffa, il più grande storyteller italiano, ha centrato il nocciolo della questione: “Per poter battere il mondo costituito del nord che è troppo potente troppo forte, ci deve essere Diego. E siccome un altro Diego non passerà mai più, come fanno a vincere se non c’è lui? Semplice perché lui (Sarri) fa saltare il potere”. Fa niente se il Napoli sarriano resterà un'opera d'arte incompiuta, senza la concretizzazione materiale del sogno nel cuore. Del resto, aveva ragione Pasolini nel Decameron “Perché realizzare un'opera, quando è così bello sognarla soltanto?”. Maurì, all'inizio pensavamo fosse calesse invece è stato proprio amore, il tuo calcio resterà qui per sempre come un fermo immagine, buona fortuna comandante.

Fabio Gentiluomo


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