Sarri, la lettera di un tifoso napoletano: "Una ferita aperta da chi si faceva chiamare Comandante"
L'approdo sulla panchina della Juventus di Maurizio Sarri ha turbato gli animi dei tifosi del Napoli. Riceviamo e pubblichiamo una lettera.

Maurizio Sarri è il nuovo allenatore della Juventus, una notizia che ha sconvolto gli animi dei tifosi del Napoli. Luigi C., sostenitore partenopeo, ha inviato una lettera alla nostra redazione di cui vi proponiamo il testo completo: "Tutto uguale ad allora: stesso giorno, domenica, stessa calura. Quello che immaginavo fosse solo un incubo, oggi come allora è diventato realtà. Avevo invano creduto che dopo quello che successe tre anni fa, ovvero dopo il TRADIMENTO dell’”ex numero nove in bianconero”, avrei potuto bandire dal mio vocabolario questa parola… Invece no. Siamo nuovamente punto a capo. E questa volta ancora peggio; e sai perché? Chill’ era sangue prestato, tu invece nelle tue vene hai sangue partenopeo, di quella Partenope , figura mitologica descritta nell’Odissea, nota per il suo canto melodioso. Solo oggi però riesco a carpire che i tuoi non erano canti, tantomeno melodiosi, ma solo “note stonate”. “Sulla Juve ho lo stesso retro pensiero dei napoletani, ma non fatemi entrare nei dettagli”; “l’impressione è che per avere un rigore li debbano proprio fucilare” “ …o devono avere le maglie a striscie”; “ con 18 uomini si può fare un colpo di stato”… Ecco, queste sono “le note stonate” che stridono ancora assordanti nelle mie orecchie, ed in quelle di tutti quelli come me che credevano di aver trovato in te il nostro capo popolo, quello con cui finalmente potevamo assaltare il “palazzo” così come amavi definire il potere. Ora il palazzo l’hai assaltato davvero, ma da solo; entrando si dalla porta principale, ma senza nascondere che in quel regno prima di te erano stati invitati altri reali, che però hanno “gentilmente” rifiutato".
La lettera prosegue: "All’inizio sembrava solo un idea di calcio. Poi è diventato un sogno del popolo napoletano, che per inventarsi una rivolta sociale, altro non aveva che ricorrere al pallone. Poi con il tempo è cresciuto ancora di più, e l’idea si è trasformata in ideologia; non è affatto un eufemismo. Chiunque risulti orfano di ideologismo, è costretto ad aggrapparsi a qualcosa all’apparenza di effimero, ma che in realtà impersonifica una rivoluzione, magari fatta con pochi uomini fidati, ma comunque adatti a raggiungere uno scopo. Principi questi che vanno ben oltre il calcio. Avevi raggiunto così tanti consensi, tanto da portare la “tua gente” a tifare Chelsea durante la finale di Europa League. Certo, hai tutto il diritto di fare una scelta professionale scegliendo dove andare ad allenare e “ARRICCHIRSI”, come tu stesso legittimamente dichiarasti di aspirare. Altrettanto certo che il nostro ADL non ha fatto fuochi e fiamme per trattenerti, ma e' pur vero che tu non ti sei incatenato ai cancelli di Castel Volturno per rimanere; d’altra parte quando accadono divorzi la colpa è sempre di entrambi. Quelle tue a Napoli sono state tre stagioni meravigliose, incarnando la grande bellezza, fino al punto che perfino la Treccani ha pensato di dedicarti il significato della parola sarrismo “La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo”. Forse alla luce di tutto quanto appena successo, appare troppo. Anzi il forse appare superfluo. Troppo perché sinceramente non riesco a trovare una risposta, ma sicuramente tu la troverai visto come sai abilmente districarti ingannando i tuoi interlocutori, quando le tue orecchie percepiranno l’ennesimo “Vesuvio lavali col fuoco” . Si perché puoi starne certo, alla prima occasione nessuno di loro ti risparmierà la colpa di essere napoletano, di appartenere ad un popolo loro nemico. E’ vero, ci hai traditi. Ma prima di tradire noi, hai tradito te stesso. Quella squadra, quella società impersonifica il potere, quel potere che tu hai sempre condannato, e che a questo punto, presuntuosamente, facendoti definire Comandante, ci avevi inculcato che prima o poi sarebbe finito. Ora è tutto finito; il sarrismo nella sua quintessenza è svanito. Noi abbiamo il dovere di dimenticarti. Dimenticarti come uomo. L’unica cosa che possiamo augurarti è che quando ti scaricheranno come hanno da sempre fatto con tutti, tu potrai finalmente pentirti di aver fatto una scelta scellerata accettando una corte effimera quanto mai patronale, perdendo l’occasione qualora avresti rifiutato di entrare veramente nella storia come L’UNICO che a fatti e non a parole aveva detto NO al potere, evitando così di far tuo il motto “ alla Juve non è importante vincere, ma è l’unica cosa che conta”. Invece hai accettato di salire le scale del potere preferendo di non essere l’unico ma uno dei tanti…".
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