Sarri, altro feroce attacco di Damascelli: "Mozzicone e barba incolta, postura non da Juventus"

Damascelli ha parlato di Maurizio Sarri soffermandosi sul modus operandi del tecnico che a suo dire non è da Juventus.
Nel suo pezzo per Il Giornale, Tony Damascelli ha analizzato il momento della Juventus dopo il ko in Supercoppa, soffermandosi sull'ex Napoli Sarri, attaccandolo pesantemente: "Se qualcuno avesse ancora dei dubbi dovrebbe avere chiarito, dopo l’esibizione di Riad, idee e valutazioni su Sarri Maurizio. Buon allenatore ma non grande allenatore. Entro subito a gamba tesa, per evitare giri di parole e diplomazie utili a chi non sa prendere posizione nemmeno nel kamasutra. Sarri Maurizio non ha ancora capito la Juventus, la stessa Juventus fatica a capirne mentalità e abitudini. Non può essere certamente una colpa ma nel caso specifico è un aggravante, con quel mozzicone fra i denti e la barba incolta è postura non da professionista di un club come quello torinese, e aggiungo poi quella frase improbabile: «Io con la Lazio ho sempre vinto....». Da strapaese".
Poi aggiunge: "Il campo sta dimostrando che la Juventus si affida ai due-tre in attacco, alle loro prodezze e improvvisazioni e non a un’idea definita di gioco, studiata, programmata. Non si può piazzare una difesa così alta se non si hanno centrocampisti carogna, non si può cambiare continuamente la scelta di alcuni uomini, dopo quattro mesi di allenamento, loro dicono di “lavoro”. Sarri ha bruciato, professionalmente e psicologicamente Emre Can, non ha mai pensato a recuperare Mandzukic (che si è chiamato fuori da solo), ha fatto girare terzini a destra e a sinistra, ha messo da parte De Ligt che è un patrimonio enorme a bilancio, ha insistito su Bernardeschi poi scomparso dai radar, ha utilizzato Rabiot e poi lo ha rimesso fuori, rifiuta la difesa a tre ma poi piazza un terzino destro che non sa difendere e non sa attaccare. Non è catastrofismo, non è la condanna a morte di un club e di una squadra, comunque protagonista, ma l’attuale cartella clinica della Juventus che, per essere e restare tale, ha voluto un fuoriclasse come Cristiano Ronaldo la cui immagine desolata, durante la premiazione di Riad, riassume un momento sul quale qualcuno dovrà riflettere".







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