"Rompi i cog***ni, poi ci pensiamo noi". Sconcerti e il retroscena alla Gazzetta

Mario Sconcerti ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei suoi collaboratori e di tutti gli appassionati di calcio che lo hanno sempre apprezzato.
Alessandro Barbano, giornalista, attraverso "Un calcio alla Radio", sulle frequenze di Radio Napoli Centrale, ha parlato del Mondiale che si è giocato in Qatar: "Per me, non hanno vinto né l’Emiro né Infantino, ha vinto lo spettacolo, il calcio che è stato ancora una volta un grande grimaldello che ha scardinato il regime mettendo a nudo le furbizie, violenze. Lo sport e il calcio devono essere un cavallo di Troia, l’opinione pubblica adesso è ancora più consapevole grazie a questa kermesse. Professionisti del bene? L’inganno vuole spiegare che le democrazie sono diversi dai regimi, ma alcuni angoli gli somigliano e bisogna bonificarli per far emergere le contraddizioni".
Finale? "Una partita a due e si è visto. Tutti noi, io stesso, temo il pronostico che il calcio vada nella direzione di Mbappé. Haaland e Vlahovic, per non dire Osimhen, che fanno della strapotenza fisica il loro punto cardine. Messi prescinde dalle condizioni stesse, può camminare anche zoppo, la tecnica non gliela toglie nessuno".
Poi svela un retroscena su Mario Sconcerti: "L’ho conosciuto nel 1987-88 quando sono andato a lavorare alla Gazzetta dello Sport, mi ricevette proprio lui che era il Vicedirettore. Ricordo che mi disse: ‘Mi raccomando, rompi i coglioni, poi ci pensiamo noi’. Voleva dirmi di non avere timore, di mettermi in gioco col mio ardore, la mia passione, la mia giovinezza". Ha concluso Barbano.








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