Quando Van Basten lasciò il calcio: "Funerale, fegato a pezzi". I napoletani non dimenticano

Marco Van Basten, uno dei più grandi calciatori di sempre, lasciò il calcio per seri problemi fisici: non aveva compiuto nemmeno 29 anni. Un grande dispiacere per tutti.
In una fredda sera di agosto del 1995, Marco Van Basten, uno degli attaccanti più forti della storia del calcio che fece sognare i tifosi del Milan, con un commovente giro di campo a San Siro, salutò i tifosi rossoneri. Tanti erano in lacrime. Dopo due pesantissimi anni fatti di sofferenze e operazioni, decise di dire basta e di mettere fine alla sua avventura da calciatore a soli 29 anni (ancora da compiere). Il grande Carmelo Bene, attore e regista, disse: "Il lutto per il suo ritiro anticipato non si è estinto e mai si estinguerà".
Lo stesso Van Basten, invece, ricordò così quella "gelida" serata del ritiro: "C'era tristezza ovunque quella sera, tra il pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c'ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Adesso era diventata una fogna. Avevo il fegato a pezzi per gli antidolorifici. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta. Ero disperato. Dopo, quando ne sono uscito, ho capito di aver vissuto qualcosa di simile alla depressione".
I napoletani all'epoca dimostrarono grande sportività e ancora oggi, sui social, si leggono commenti di grande ammirazione per il Cigno di Utrecht, così era soprannominato Van Basten. "Sei stato un leggendario campione e hai impreziosito la grande sfida con Maradona: Napoli e Milan erano le squadre più forti", oppure "tutti abbiamo odiato quel giorno in cui la caviglia ti ha tradito costringendoti al ritiro: chi ama il calcio ama i fuoriclasse come te, Marco". C'è però chi non dimentica le improvvide dichiarazioni di Van Basten il quale ritiene che "il Napoli ha rubato lo scudetto del 1990": "Un grande campione, ma come uomo meno. E lo sportivo peggio ancora: ogni volta parla di quello scudetto del Napoli e dimentica il gol di Marronaro non dato al Bologna. Meglio che si faccia ricordare come calciatore perché era un fenomeno".








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